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martedì 26 gennaio 2010

In un decreto Legge 4 punti per combattere il sovraffollamento nelle carceri, assunzione di 2000 guardie carcerarie


In un decreto legge quattro punti per combattere il sovraffollamento nelle carceri: uno di questi saranno i domiciliari nell’ultimo anno di pena, stando così a casa solo per chi a commesso reati meno gravi. La costruzione di nuovi edifici per accogliere i detenuti, scontare la pena lavorando ambienti socialmente utili, questa sarà un’altra caratteristica che prevede il piano del decreto legge. A tutto ciò servirà un maggior controllo, è per questo che nel progetto rientra anche l’assunzione di 2000 guardie carcerarie.

Carcere: in un decreto i 4 pilastri per combattere il sovraffollamento



Il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza che durerà per tutto il 2010. Nuove strutture, più agenti e misure deflattive. Il togato del Csm Ferri: "Detenzione domiciliare? La misura alternativa con il più basso rischio di recidiva".


Prende finalmente piede il progetto di edilizia penitenziaria contenuto nel piano straordinario per le carceri, consegnato l'estate scorsa al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, da Franco Ionta, commissario straordinario e capo dell'amministrazione penitenziaria (Dap).




È stata la dichiarazione dello stato di emergenza, disposta da un apposito decreto firmato dal premier Silvio Berlusconi il 13 gennaio scorso, il punto di partenza dell'articolato piano di intervento del Governo per risolvere il sovraffollamento che invade gli istituti penitenziari, da Nord a Sud d'Italia. Lo stato di emergenza nazionale, si è stabilito, durerà fino al 31 dicembre 2010.




Quattro i pilastri su cui poggia il 'Piano carceri' approvato dal Consiglio dei Ministri e illustrato dallo stesso Guardasigilli e dal presidente del Consiglio in un incontro dopo l'approvazione. L'emergenza era già nota da molti mesi. Ma la notte del 13 gennaio scorso nelle carceri italiane hanno dormito 64670 persone: 'una cifra record', come evidenziato dallo stesso premier. A rendere invivibili i penitenziari, si è sottolineato, un saldo attivo di circa 700 persone al mese. Una situazione gestibile solo "con gli strumenti previsti in caso di emergenza".




Il decreto ha confermato come al capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Franco Ionta, saranno dati poteri di Commissario delegato: Ionta potrà cioè procedere in deroga alle ordinarie competenze, velocizzando procedure e semplificando le gare d'appalto. Ma il 'braccio operativo' con cui gestire la tragica situazione, si fa notare, sarà la Protezione Civile. La procedura di emergenza, che seguirà lo stesso modello adottato per il dopo-terremoto a L'Aquila, consentirà di edificare 47 nuovi padiglioni affiancati a strutture carcerarie già esistenti. Già individuati i finanziamenti per realizzare il piano: 500 milioni di euro sono stati stanziati in Finanziaria, e altri 100 milioni provengono dal bilancio della Giustizia.




Primo punto del piano è appunto la dichiarazione dello stato di emergenza; secondo pilastro invece, è la previsione che a partire dal 2011 saranno realizzate le altre strutture di edilizia straordinaria: 18 nuove carceri di cui 10 'flessibili', probabilmente di prima accoglienza o destinate a detenuti con pene lievi. A queste se ne aggiungeranno altre 8 in aree strategiche anch'esse 'flessibili'. Interventi che, si prevede, porteranno alla creazione di 21.709 nuovi posti (a luglio se ne prevedevano 17mila), negli istituti penitenziari elevando la capienza totale a 80mila unità.




Terza tappa del piano, necessaria per consentire una progressiva diminuzione della popolazione carceraria, è l'introduzione di misure deflattive. Le due norme di accompagnamento decise riguardano, da un lato, la possibilità di scontare con i domiciliari l'ultimo anno di pena residua ad eccezione di coloro che sono stati condannati per reati gravi e, dall'altro, la messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni che potranno così svolgere lavori di pubblica utilità per riabilitarsi con conseguente sospensione del processo.




Ma la soluzione del problema carceri passa anche attraverso l'implementazione dell'organico di polizia penitenziaria. In molti istituti infatti la forza lavoro presenta carenze significative. Quarto e ultimo pilastro dell’azione di Governo contro il sovraffollamento, si spiega nel decreto, è infatti la previsione di assumere “duemila nuovi agenti al fine di gestire, in termini di dignità del lavoro e di dignità della detenzione, la popolazione detenuta che, ad oggi, ammonta a circa 64.800 unità”.




La questione del sovraffollamento è un problema complesso, ci spiega il togato di Magistratura Indipendente al Consiglio superiore della magistratura (Csm), Cosimo Maria Ferri: "È un problema che nasce da una pluralità di fattori - afferma - a partire dalla disattenzione della politica. C'è stato un sostanziale blocco dell'edilizia carceraria per ragioni politiche ed economiche, oltre a una legislazione a 'tolleranza zero' per recidivi e colpevoli di reati di particolare allarme sociale (sex-offender, rapinatori, mafiosi). Ma non è mancato neppure un atteggiamento più severo della magistratura di sorveglianza nella concessione dei benefici penitenziari".




Per Ferri è stata persa "un'occasione formidabile rappresentata dallo svuotamento delle carceri dopo l'indulto del 2006. Quella finestra di opportunità - sottolinea - avrebbe consentito interventi su strutture carcerarie fatiscenti e la realizzazione di politiche penitenziarie più adeguate ai tempi". Il magistrato di Palazzo di Marescialli si dice d’accordo con l'impegno governativo di introdurre misure deflattive. "Se è vero che la metà dei detenuti si trova in cella per un titolo cautelare - fa notare - forse si poteva incidere maggiormente sulla disciplina delle misure cautelari, magari ampliando il ricorso agli arresti domiciliari o in comunità, piuttosto che sul fronte delle misure alternative".




La detenzione domiciliare rappresenta per Ferri, "rapportata alla semilibertà ed all'affidamento in prova ai servizi sociali, la misura alternativa con il più basso rischio di recidiva, considerato che l'eventuale evasione del condannato è suscettibile di arresto in flagranza di reato". Inoltre, l'effetto deterrente della detenzione domiciliare, per il togato, "potrebbe essere opportunamente potenziato facilitando il ricorso di forme di controllo a distanza più stringenti: si tratta di una possibilità già astrattamente prevista dall'Ordinamento Penitenziario – sottolinea - che consentirebbe modalità di verifica dell'osservanza delle prescrizioni imposte anche mediante mezzi elettronici, in realtà mai applicate per l'indisponibilità delle relative strumentazioni".




Altra soluzione pratica ipotizzata dal magistrato, quella di istituire dei reparti o sezioni speciali di personale della polizia penitenziaria specificamente dedicati al controllo dei condannati in esecuzione di misure alternative alla detenzione: "un po’ come accade nei sistemi anglosassoni - conclude - come ad esempio negli Usa, dove è prevista la figura del poliziotto di sorveglianza che viene assegnato al detenuto ammesso alla libertà vigilata e ne controlla i movimenti".





LINK
- Il decreto per superare l'emergenza carceri

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