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martedì 30 dicembre 2008
Uccide i lupi per fare collana di denti. Arrestato il Killer
Aveva ucciso sei lupi appenninici. Il responso sulla collana di denti sequestrata nell'agosto 2008 al pastore/cacciatore di Borzonasca (GE) dalla Polizia Provinciale di GenovaAl collo la Polizia Provinciale di Genova, durante una perquisizione all'alba del 12 agosto 2008, gli aveva trovato una collana fatta con dieci denti di lupo, alcuni dei quali si sospettava tolti all'esemplare ucciso illecitamente e abbandonato nella notte del 10 febbraio 2007 con il muso mozzato, in un plateale gesto di sfida, di fronte ad una casa cantoniera della Provincia, nella località «La Squazza» del Comune di Borzonasca (GE), lungo la strada per il Passo della Forcella. Dopo una lunga serie di indagini sull'uccisione (probabilmente con un'esca avvelenata) di quell'esemplare di lupo appenninico, specie particolarmente protetta, la Polizia Provinciale di Genova aveva stretto il cerchio eseguendo con 7 tra ufficiali ed agenti una perquisizione in località Bevena, sempre nel Comune di Borzonasca, disposta dalla Procura della Repubblica di Chiavari. Oltre alla collana di denti di lupo al collo del presunto bracconiere, gli uomini della Polizia provinciale avevano scoperto un fucile calibro 12 e varie cartucce a pallettoni nascosti sotto una roccia, nei pascoli del Monte Aiona, a 4 chilomentri dall'abitazione dell'indagato (pastore ed ex vice-caposquadra della squadra di cacciatori cinghialisti di Borzonasca), che aveva lasciato sul posto la propria arma, servendosene per ripetuti appostamenti alla selvaggina anche in periodo di divieto generale di caccia.Nella perquisizione erano state sequestrate anche alcune centinaia di munizioni per fucile e per carabina e circa un chilo di polvere da sparo non denunciate, oltre a diversi fucili detenuti irregolarmente e il proprietario era stato denunciato all'autorità giudiziaria per uccisione di esemplare appartenente a specie particolarmente protetta, omessa custodia di armi e munizioni, omessa denuncia di munizioni, caccia in periodo di divieto generale.Pochi giorni dopo al bracconiere e a suo fratello erano state ritirate le licenze di porto di fucile dall'autorità di pubblica sicurezza.Sbalorditivi i risultati delle recenti complesse analisi del Dna effettuate dall'Ispra (settore dell' ex Istituto Nazionale Fauna Selvatica): i denti della collana (dalla polpa dei quali è stato estratto il Dna) appartengono tutti al lupo appenninico italiano, e sono riferiti a 6 distinti esemplari: 3 maschi e tre femmine. Il Dna di uno dei denti appartiene senza dubbio all'esemplare lasciato in segno di sfida di fronte al casotto provinciale nel febbraio 2007, e di cui a suo tempo era stato saggiamente prelevato e surgelato per precauzione un campione di muscolo.Il Dna di un altro dente è stato associato, tramite la banca dati genetica del lupo appenninico presso l'Ispra, ad un campione fecale raccolto in provincia di Genova nel 2007 dai ricercatori che da anni studiano il lupo sull'Appennino ligure. Smontata quindi la tesi dell'indagato, che aveva affermato che la collana gli era stata «venduta da un marocchino».È la seconda volta in Italia che si risale all'autore di atti di bracconaggio verso lupi (ma nel primo caso, in Provincia di Pavia, c'era stata un'archiviazione), e in quest'ultimo caso solo con attività investigativa svolta in data successiva ai fatti, in assenza di testimoni oculari.È la prima volta in Italia che ci sarà un processo ad un uccisore di lupi (Wwf e Lav si sono attivate per la successiva costituzione in giudizio).
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Sesso al cetriolo per due uomini a Gela, finiti tutti e due all'ospedale
Natale a luci rosse con epilogo tragicomico per due gelesi, finiti in ospedale per infortuni sessuali di tipo diremmo diametralmente opposti.Il primo dei due, un giovane di 25 anni circa, si è presentato al pronto soccorso perchè il suo organo, durante il rapporto di coppia, aveva avuto un improvviso cedimento dei tessuti. Il referto dei sanitari descrive così l’episodio: E’ come se il membro si fosse spezzato in due.In preda a dolori lancinanti, lo sfortunato è stato costretto a recarsi in ospedale, dove i medici del reparto urologia lo hanno immediatamente trasferito in sala operatoria.L’intervento è riuscito perfettamente. Il paziente è stato ricoverato in corsia con una prognosi di pochi giorni e con l’assoluto divieto di fare sesso. Almeno fino a quando non lo diranno gli specialisti.L’altro episodio è tutto particolare e sembrerebbe inverosimile. Invece è reale dall’inizio alla fine.Protagonista è un uomo di 44 anni, dai gusti sessuali diversi, particolari. Ha tentato di fare sesso solitario, con l’ausilio di un cetriolo, che però gli è sfuggito di mano, finendo nella cavità rettale, col rischio di causare lesioni al colon ad ogni lieve movimento.Disperato ma anche in preda alla vergogna per l’insolito infortunio, ha evitato di recarsi nell’ospedale di Gela, temendo di essere riconosciuto e DI finire al centro di uno scandalo e del chiacchiericcio di un’intera città . Ha deciso quindi di recarsi al pronto soccorso di un altro nosocomio della zona (pare quello di Niscemi o di Mazzarino). Ma i medici, dopo una attenta visita, hanno invitato l’infortunato a recarsi un centro più attrezzato, perchè loro non disponevano delle attrezzature adeguate per estrarre il cetriolo.Alla fine, anche se non voleva, l’uomo si è visto costretto ad andare nell’ospedale di Gela. Qui i chirurghi lo hanno sottoposto a delicato intervento, lavorando per un’intera notte, quella di Natale. Alla fine ci sono riusciti. L’ortaggio è stato estratto senza ulteriori complicazioni. Solo pochi punti di sutura. Le uniche cose che non è stato possibile bloccare sono le risatine, gli ammiccamenti e le chiacchiere che già circolano a Gela sul conto del trasgressivo, diverso, 44enne gelese.(TG10)
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lunedì 29 dicembre 2008
Clamorosa sentenza per un ladro: è dimorato ai domiciliari su una panchina, nelle ore notturne
Clamorosa decisione del tribunale di Milano: nemmeno il fratello ha voluto accogliere il 35enne. Dopo la prima notte al gelo un'amica ha deciso di ospitarlo in una casa normale.
Monza, 29 dicembre 2008 - SI È risparmiato di andare al fresco, ma è finito al gelo. Non è stato sbattuto in prigione, ma non ha nemmeno trovato quattro mura dove poter dormire. Neanche quelle del fratello, che si è rifiutato di spalancargli le porte. Così, si è dovuto accontentare di una panchina, in un parco pubblico. È qui che Giuseppe (nome di fantasia) è stato condannato a rimanere, dalle 22 alle 7 del mattino seguente. Si chiamano «misure alternative» alla detenzione. In questo caso, alternative davvero. A concedergliele, come avvenuto anche lo scorso anno per un paio di clochard, il tribunale di Milano.
Tutto comincia con un semplice furto. Giuseppe, del resto, è un habitué. Ha 35 anni e da tempo, senza aver trovato (o nemmeno cercato) un lavoro decente, vive di espedienti. O meglio, di piccola criminalità: furti, qualche rapina. Tanto da racimolare quattro soldi per tirare avanti. Ci riprova, questa volta in un negozio nel Comasco: vuole prendere dei videogiochi, per poi rivenderli. Ma viene scoperto e arrestato. Scattano le manette e l’iter giudiziario. Non avendo la fedina penale immacolata, Giuseppe non può cavarsela facilmente.
IL GIUDICE di Milano, comunque, non vuole calcare la mano. Decide per un obbligo di dimora notturno. Il problema è che lui, una casa vera non l’ha. «Dove vuole eleggere il suo domicilio?», gli chiedono. «Da mio fratello, a Parabiago», risponde. Ma non basta: ci vuole l’assenso del famigliare. Che non arriva, forse per antichi dissapori. La domanda resta la stessa, ma Giuseppe deve pensare a una risposta di riserva: «A Limbiate — dice — dove ho degli amici». Ma di questi, disponibili ad accoglierlo, nemmeno l’ombra. Da qui, la decisione: starà a Limbiate, paesone a cavallo fra la Brianza e l’hinterland milanese, ma nella panchina centrale nel parco di via Trieste.
Dovrà rimanervi durante le ore notturne (per sei mesi), mentre durante il giorno potrà andare in giro, per cercarsi un lavoro. I carabinieri della stazione di Limbiate e della compagnia di Desio, quando ricevono il dispositivo della condanna, strabuzzano gli occhi stupiti. Ma si attrezzano per la sorveglianza: la prima notte, passano dal parco, ma non lo trovano sulla «sua» panchina. Scatta l’allarme, che dura poco: Giuseppe non è evaso, si è solo rifugiato a qualche metro di distanza, dentro la grossa tartaruga di plastica che serve per far giocare i bambini. Non resisteva al gelo e ha cercato almeno un guscio, dove ripararsi.
La notte successiva è quella della vigilia di Natale. Un’amica si intenerisce e decide di ospitarlo a casa sua, con il via libera dell’autorità giudiziaria. Adesso Giuseppe, il sorvegliato speciale in un posto speciale, dorme in una casa normale.
Monza, 29 dicembre 2008 - SI È risparmiato di andare al fresco, ma è finito al gelo. Non è stato sbattuto in prigione, ma non ha nemmeno trovato quattro mura dove poter dormire. Neanche quelle del fratello, che si è rifiutato di spalancargli le porte. Così, si è dovuto accontentare di una panchina, in un parco pubblico. È qui che Giuseppe (nome di fantasia) è stato condannato a rimanere, dalle 22 alle 7 del mattino seguente. Si chiamano «misure alternative» alla detenzione. In questo caso, alternative davvero. A concedergliele, come avvenuto anche lo scorso anno per un paio di clochard, il tribunale di Milano.
Tutto comincia con un semplice furto. Giuseppe, del resto, è un habitué. Ha 35 anni e da tempo, senza aver trovato (o nemmeno cercato) un lavoro decente, vive di espedienti. O meglio, di piccola criminalità: furti, qualche rapina. Tanto da racimolare quattro soldi per tirare avanti. Ci riprova, questa volta in un negozio nel Comasco: vuole prendere dei videogiochi, per poi rivenderli. Ma viene scoperto e arrestato. Scattano le manette e l’iter giudiziario. Non avendo la fedina penale immacolata, Giuseppe non può cavarsela facilmente.
IL GIUDICE di Milano, comunque, non vuole calcare la mano. Decide per un obbligo di dimora notturno. Il problema è che lui, una casa vera non l’ha. «Dove vuole eleggere il suo domicilio?», gli chiedono. «Da mio fratello, a Parabiago», risponde. Ma non basta: ci vuole l’assenso del famigliare. Che non arriva, forse per antichi dissapori. La domanda resta la stessa, ma Giuseppe deve pensare a una risposta di riserva: «A Limbiate — dice — dove ho degli amici». Ma di questi, disponibili ad accoglierlo, nemmeno l’ombra. Da qui, la decisione: starà a Limbiate, paesone a cavallo fra la Brianza e l’hinterland milanese, ma nella panchina centrale nel parco di via Trieste.
Dovrà rimanervi durante le ore notturne (per sei mesi), mentre durante il giorno potrà andare in giro, per cercarsi un lavoro. I carabinieri della stazione di Limbiate e della compagnia di Desio, quando ricevono il dispositivo della condanna, strabuzzano gli occhi stupiti. Ma si attrezzano per la sorveglianza: la prima notte, passano dal parco, ma non lo trovano sulla «sua» panchina. Scatta l’allarme, che dura poco: Giuseppe non è evaso, si è solo rifugiato a qualche metro di distanza, dentro la grossa tartaruga di plastica che serve per far giocare i bambini. Non resisteva al gelo e ha cercato almeno un guscio, dove ripararsi.
La notte successiva è quella della vigilia di Natale. Un’amica si intenerisce e decide di ospitarlo a casa sua, con il via libera dell’autorità giudiziaria. Adesso Giuseppe, il sorvegliato speciale in un posto speciale, dorme in una casa normale.
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Si spara giocando alla "roullet russa" davanti alla sua famigia la notte di Natale
Un cinquantenne, che aveva bevuto troppo, davanti alla sua famiglia ha preso la sua pistola, l’ha caricata con un unico proiettile, le ha fatto fare il giro d’obbligo del tamburo e ha detto: "Adesso giochiamo". Tutti credevano si trattasse solo di uno scherzo.
Berlino, 29 dicembre 2008 - Nel tentativo di provare forti emozioni, un uomo di Colonia, di 52 anni, il giorno di Natale ha tentato la roulette russa, fallendo, e quindi sparandosi un colpo alla testa davanti alla famiglia e agli amici riuniti per le feste, seduto sulla poltrona del salotto di casa.
Ulrich S., questo e’ il nome dell’uomo, un cacciatore di professione con regolare porto d’armi, scrive oggi il tabloid tedesco Bild, aveva bevuto qualche bicchiere di troppo durante la cena di Natale e, non contento dei tradizionali giochi di societa’, ha deciso di sperimentare qualcosa di nuovo.
L’uomo, riporta infatti il giornale, ha preso la sua pistola, l’ha caricata con un unico proiettile, le ha fatto fare il giro d’obbligo del tamburo e ha detto: ‘’Adesso giochiamo a roulette russa’’. Tutti sono rimasti a guardare,credendo che si trattasse solo di uno scherzo, mentre l’uomo si puntava la pistola alla tempia.
Pochi istanti dopo, pero’, sotto gli occhi atterriti della moglie, dei figli e degli amici, Ulrich S. ha premuto veramente il grilletto della sua calibro 38, e’ morto due giorni dopo in ospedale di Colonia.
Berlino, 29 dicembre 2008 - Nel tentativo di provare forti emozioni, un uomo di Colonia, di 52 anni, il giorno di Natale ha tentato la roulette russa, fallendo, e quindi sparandosi un colpo alla testa davanti alla famiglia e agli amici riuniti per le feste, seduto sulla poltrona del salotto di casa.
Ulrich S., questo e’ il nome dell’uomo, un cacciatore di professione con regolare porto d’armi, scrive oggi il tabloid tedesco Bild, aveva bevuto qualche bicchiere di troppo durante la cena di Natale e, non contento dei tradizionali giochi di societa’, ha deciso di sperimentare qualcosa di nuovo.
L’uomo, riporta infatti il giornale, ha preso la sua pistola, l’ha caricata con un unico proiettile, le ha fatto fare il giro d’obbligo del tamburo e ha detto: ‘’Adesso giochiamo a roulette russa’’. Tutti sono rimasti a guardare,credendo che si trattasse solo di uno scherzo, mentre l’uomo si puntava la pistola alla tempia.
Pochi istanti dopo, pero’, sotto gli occhi atterriti della moglie, dei figli e degli amici, Ulrich S. ha premuto veramente il grilletto della sua calibro 38, e’ morto due giorni dopo in ospedale di Colonia.
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Tumore al cervello: bambino viene operato con colla al posto dei bisturi
L’intervento è stato fatto un piccolo nato con un grande tumore benigno al cervello, quando aveva solo una settimana di vita. I chirurghi, invece di incidere per rimuovere un cancro, hanno usato colla per chiudere i vasi sanguigni collegati ad esso.
Londra, 29 dicembre 2008 - Rivoluzionario intervento chirurgico in Gran Bretagna. I chirurghi, invece di usare il bisturi per rimuovere un cancro, hanno usato colla per chiudere i vasi sanguigni collegati ad esso.
L’intervento è stato fatto su Madison Quartarone, un bimbo nato con un grande tumore benigno al cervello, quando aveva solo una settimana di vita. Secondo un articolo pubblicato sul sito della BBC è stato, in assoluto, il più bimbo piccolo al mondo ad essere sottoposto ad intervento chirurgico simile volto a fermare la crescita e a ridurre la dimensione di un tumore al cervello.
Chiudendo con la colla i vasi sanguigni che portano nutrimento al tumore, i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, sperano, infatti, di “affamare” il tumore e di impedirne la progressione. Il caso di Madison, che ora ha otto settimane, è secondo i medici piuttosto insolito, in quanto, dicono, è difficile che un tumore si presenti in età così precoci.
”Ora Madison sta migliorando, anche se non è ancora fuori dal problema cancro”, ha dichiarato nel corso dell’intervista il neurochirurgo Dominic Thompson, che ha effettuato l’intervento.
”La procedura utilizzata è innovativa, e, se nel tempo si rivelerà efficace, potrà essere determinante in questo tipo di interventi “.
L’intervento è consistito nell’introdurre nei vasi sanguigni collegati al tumore, ben visibile dall’esterno per via di un rigonfiamento della testa, un tubo che, come fosse una siringa, ha iniettato colla per sigillare i vasi che portano nutrimento al cancro.
Esami fatti con metodiche a immagini hanno rivelato che la procedura ha avuto un impatto forte sul tumore che ora si sta riducendo a causa della mancanza di ossigeno e di nutrienti. La speranza di tutti, medici e genitori, è che il tumore continui a ridursi. (Quotidiano Net)
Londra, 29 dicembre 2008 - Rivoluzionario intervento chirurgico in Gran Bretagna. I chirurghi, invece di usare il bisturi per rimuovere un cancro, hanno usato colla per chiudere i vasi sanguigni collegati ad esso.
L’intervento è stato fatto su Madison Quartarone, un bimbo nato con un grande tumore benigno al cervello, quando aveva solo una settimana di vita. Secondo un articolo pubblicato sul sito della BBC è stato, in assoluto, il più bimbo piccolo al mondo ad essere sottoposto ad intervento chirurgico simile volto a fermare la crescita e a ridurre la dimensione di un tumore al cervello.
Chiudendo con la colla i vasi sanguigni che portano nutrimento al tumore, i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, sperano, infatti, di “affamare” il tumore e di impedirne la progressione. Il caso di Madison, che ora ha otto settimane, è secondo i medici piuttosto insolito, in quanto, dicono, è difficile che un tumore si presenti in età così precoci.
”Ora Madison sta migliorando, anche se non è ancora fuori dal problema cancro”, ha dichiarato nel corso dell’intervista il neurochirurgo Dominic Thompson, che ha effettuato l’intervento.
”La procedura utilizzata è innovativa, e, se nel tempo si rivelerà efficace, potrà essere determinante in questo tipo di interventi “.
L’intervento è consistito nell’introdurre nei vasi sanguigni collegati al tumore, ben visibile dall’esterno per via di un rigonfiamento della testa, un tubo che, come fosse una siringa, ha iniettato colla per sigillare i vasi che portano nutrimento al cancro.
Esami fatti con metodiche a immagini hanno rivelato che la procedura ha avuto un impatto forte sul tumore che ora si sta riducendo a causa della mancanza di ossigeno e di nutrienti. La speranza di tutti, medici e genitori, è che il tumore continui a ridursi. (Quotidiano Net)
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domenica 28 dicembre 2008
Se fatte "sniffare" le api diventano cocaina dipendenti
Potente neurotossina che difende la pianta dagli insetti, a bassi dosaggi la cocaina stimola i loro centri della ricompensa proprio come nell'uomo.
In grado di stimolare fortemente nell'uomo i centri della ricompensa, la cocaina induce una forte dipendenza e ad alti dosaggi può essere letale. E proprio alla sua letale azione di neurotossina nei confronti degli insetti va cercata l'origine evolutuiva della sua sintesi da parte della pianta della coca.
Andrew Barron della Macquarie University a Sidney, in Australia, si è però chiesto quale fosse l'azione della cocaina sulle api, insetti in cui è in azione un potente circuito della ricompensa, che influisce sl loro comportamento. Per questo Barron in collaborazione con Gene Robinson dell'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign ha ideato alcuni esperimenti per testare la reazioni di questi insetti a diversi dosaggi di cocaina.
Come è illustrato in un articolo pubblicato sul Journal of Experimental Biology, Barron ha addestrato i suoi insetti a visitare alcuni punti di rifornimento in cui potevano trovare una soluzione zuccherina, la cui concentrazione poteva variare di volta in volta. Successivamente ha applicato una minuscola goccia di soluzione con cocaina sul dorso degli animali, per vedere se al ritorno all'arnia danzassero o meno con particolare vigore. In effetti, a bassi dosaggi, le api esploratrici danzavano con estremo entusiasmo, come se la soluzione zuccherina fosse di una qualità di gran lunga superiore a quella effettiva.
La cocaina sembrava dunque aver stimolato i centri della ricompensa delle api ma – si sono chiesti ricercatori – la risposta alla droga era davvero simile a quella nell'uomo o erano stati stimolati altri aspetti del comportamento dell'insetto, che simulava quello di dipendenza?
Per prima cosa i ricercatori hanno testato se la cocaina agisse direttamente sui centri motori monitorandone i movimenti dopo la somministrazione di una dose, che però di per sé non ne alterava gli schemi.
Successivamente hanno constatato come la cocaina aumentasse la sensibilità allo zucchero. La domanda successiva diventava quindi: La cocaina aumenta specificamente la sensibilità allo zucchero o aumenta la risposta a tutte le ricompense?
A questo punto i ricercatori hanno offerto agli insetti polline al posto di zucchero, così da controllare l'effetto su varie ricompense "floreali". In tal modo hanno scoperto che anche polline di scarsa qualità provocava entuisiastiche reazioni nelle api drogate.
Ma anche le api diventano dipendenti dalla cocaina? Ulteriori esperimenti hanno in effetti mostrato che dopo pochi giorni, la sospensione della loro dose quotidiana le portava in astinenza e a difficoltà "di concentrazione", mostrando serie difficoltà ad apprendere compiti che le api normali, ed esse stesse sotto l'effetto ella cocaina, riuscivano ad apprendere.
Ora i ricercatori vogliono controllare se la diffusione della "neve" fra le api di un alveare può comportare effetti di disgregazione sulla socità delle api.
(Le Scienze)
In grado di stimolare fortemente nell'uomo i centri della ricompensa, la cocaina induce una forte dipendenza e ad alti dosaggi può essere letale. E proprio alla sua letale azione di neurotossina nei confronti degli insetti va cercata l'origine evolutuiva della sua sintesi da parte della pianta della coca.
Andrew Barron della Macquarie University a Sidney, in Australia, si è però chiesto quale fosse l'azione della cocaina sulle api, insetti in cui è in azione un potente circuito della ricompensa, che influisce sl loro comportamento. Per questo Barron in collaborazione con Gene Robinson dell'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign ha ideato alcuni esperimenti per testare la reazioni di questi insetti a diversi dosaggi di cocaina.
Come è illustrato in un articolo pubblicato sul Journal of Experimental Biology, Barron ha addestrato i suoi insetti a visitare alcuni punti di rifornimento in cui potevano trovare una soluzione zuccherina, la cui concentrazione poteva variare di volta in volta. Successivamente ha applicato una minuscola goccia di soluzione con cocaina sul dorso degli animali, per vedere se al ritorno all'arnia danzassero o meno con particolare vigore. In effetti, a bassi dosaggi, le api esploratrici danzavano con estremo entusiasmo, come se la soluzione zuccherina fosse di una qualità di gran lunga superiore a quella effettiva.
La cocaina sembrava dunque aver stimolato i centri della ricompensa delle api ma – si sono chiesti ricercatori – la risposta alla droga era davvero simile a quella nell'uomo o erano stati stimolati altri aspetti del comportamento dell'insetto, che simulava quello di dipendenza?
Per prima cosa i ricercatori hanno testato se la cocaina agisse direttamente sui centri motori monitorandone i movimenti dopo la somministrazione di una dose, che però di per sé non ne alterava gli schemi.
Successivamente hanno constatato come la cocaina aumentasse la sensibilità allo zucchero. La domanda successiva diventava quindi: La cocaina aumenta specificamente la sensibilità allo zucchero o aumenta la risposta a tutte le ricompense?
A questo punto i ricercatori hanno offerto agli insetti polline al posto di zucchero, così da controllare l'effetto su varie ricompense "floreali". In tal modo hanno scoperto che anche polline di scarsa qualità provocava entuisiastiche reazioni nelle api drogate.
Ma anche le api diventano dipendenti dalla cocaina? Ulteriori esperimenti hanno in effetti mostrato che dopo pochi giorni, la sospensione della loro dose quotidiana le portava in astinenza e a difficoltà "di concentrazione", mostrando serie difficoltà ad apprendere compiti che le api normali, ed esse stesse sotto l'effetto ella cocaina, riuscivano ad apprendere.
Ora i ricercatori vogliono controllare se la diffusione della "neve" fra le api di un alveare può comportare effetti di disgregazione sulla socità delle api.
(Le Scienze)
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Università, la dinastia degli impiegati
Daniela Stopponi non ne fa un mistero: «All’Università siamo tutte grandi famiglie». Protagonista di una “saga” familiare non tra professori, ma tra tecnici e funzionari: sette tra parenti e congiunti nell’Ateneo.
Per studiare meglio questo albero genealogico, che ha messo radici in tempi antichi e poi è cresciuto nel terreno fertile delle Facoltà e dei Dipartimenti, è forse il caso di partire dal personaggio oggi più conosciuto.
Franca Ansovini, infatti, è la dirigente del Dipartimento gestione e sviluppo delle risorse umane. Prossima ormai alla pensione, il capo del personale ha occupato per anni uno dei ruoli chiave nell’amministrazione dell’Ateneo genovese. Nel sito del Codau, l’associazione costituita dai dirigenti amministrativi delle Università, è indicata come “dirigente a tempo determinato”. E poco importa se i suoi detrattori hanno utilizzato contro di lei la più grossa perfidia in un ambiente accademico: «Non ha la laurea». Fonti vicine alla direzione amministrativa spiegano: «Quando la signora è stata assunta la legge non prevedeva la laurea per quel tipo di incarico». E tagliano così la testa al toro.
In pensione è già il marito di Franca, Piero Ansovini, che ha lavorato presso il Dipartimento di Scienze della salute. Mentre il nome del figlio, Flavio Ansovini, è presente nel database dell’Università di Genova, dov’è semplice trovarlo con una consultazione: Flavio, infatti, lavora al Dipartimento di Ingegneria Biofisica ed Elettronica, il Dibe.
La signora Franca ha una sorella, Maria Ansovini. Dipendente anche lei, fino al pensionamento, del Dipartimento di Scienze della Salute. Maria Ansovini è la moglie di Carlo Stopponi. Dove ha lavorato Stopponi prima di godersi il meritato riposo? Anche lui all’Università di Genova, a Lettere. Carlo Stopponi accetta volentieri di far due chiacchiere e di raccontare questa lunghissima storia familiare. Anzi, ci aiuta lui stesso a ricollegare i vincoli di parentela e a rammentare quali sono i nomi che mancano alla completa ricostruzione della dinastia.
Così, un passo dopo l’altro, si disvela questo percorso attraverso gli anni e le generazioni, le persone e le parente, fino ad arrivare ai giorni nostri, quando le nuove leve sostituscono chi, terminata la sua esperienza lavorativa, si appresta a lasciare il suo posto.
Poi Stopponi racconta la sua personale vicenda: «In realtà io sono stato il primo a lavorare all’Università, poi sono arrivati tutti gli altri». Dove è stato impiegato? «A Lettere, Geografia». E poi tutti i suoi familiari hanno seguito l’esempio. «Beh, sì, sono via via usciti i concorsi, hanno partecipato e hanno vinto. Sa, può capire, la sicurezza del posto fisso... così alla fine siamo diventati una famiglia davvero universitaria».
Anche su questo ramo dell’albero genealogico la tradizione non si è per nulla interrotta. La figlia di Carlo Stopponi e di Maria Ansovini, e quindi nipote di Franca Ansovini, si chiama Daniela Stopponi. E lavora al centro servizi della Facoltà di Scienze della Formazione.
Adesso occorre fare un piccolo passo indietro. Il Dipartimento gestione e sviluppo risorse umane, diretto da Franca Ansovini (che il Secolo XIX ha tentato di rintracciare attraverso i suoi familiari ma senza successo), è uno dei cinque che collaborano al funzionamento della direzione amministrativa.
Un altro è il Dipartimento gestione e sviluppo patrimonio edilizio. Il capo servizio progetti del Dipartimento è l’architetto Claudio Bazzurro, il marito di Daniela Stopponi. Con la quale il Secolo XIX ha parlato rintracciandola nella sua abitazione.
Dottoressa, non le pare un’anomalia? Sette persone della stessa famiglia che lavorano o hanno lavorato nell’Università? «No, non credo sia una cosa troppo strana. Abbiamo tutti partecipato a dei concorsi e li abbiamo vinti, quindi non vedo l’anomalia. Semmai, e questo lo posso ammettere, vivere in quell’ambiente ci ha dato il piccolo vantaggio di sapere per tempo quando sarebbero usciti i concorsi giusti. Ma soltanto questo: poi li abbiamo affrontati con le nostre forze e li abbiamo regolarmente superati».
Però li avete vinti tutti e molti componenti della sua famiglia hanno lavorato nei Dipartimenti, che, a sentire quello che si dice tra le mura dell’Ateneo, sono posti particolarmente ambiti... «Sì, ma bisogna ricordare che in passato la situazione era molto diversa, oggi ci si affolla intorno a pochi posti disponibili. In passato uscivano tantissimi concorsi all’Università e c’erano pochi partecipanti. Così non era difficile uscire dalle selezioni. Pensi che nel mio c’erano soltanto cinque candidati, in quello di mio marito addirittura due».
Insomma, non vi sentite proprio parte della parentopoli dell’Ateneo? «Guardi, all’Università siamo tutti grandi famiglie, io non so se il nostro caso sia il più vistoso oppure meno, so soltanto che ognuno di noi si è guadagnato il posto superando regolari selezioni. E lo ripeto: l’unico vantaggio di cui abbiamo goduto può esser stato sapere per tempo quando sarebbero usciti i concorsi che ci potevano interessare».
Un’ultima curiosità: vivere in un ambiente familiare molto vicino all’Ateneo stimola anche una
naturale curiosità verso il mondo universitario? «Può darsi, non saprei dirlo. Certo, è più facile, quasi istintivamente, cercare un lavoro lì dove le cose si conoscono meglio».
(Quotidiano net)
Per studiare meglio questo albero genealogico, che ha messo radici in tempi antichi e poi è cresciuto nel terreno fertile delle Facoltà e dei Dipartimenti, è forse il caso di partire dal personaggio oggi più conosciuto.
Franca Ansovini, infatti, è la dirigente del Dipartimento gestione e sviluppo delle risorse umane. Prossima ormai alla pensione, il capo del personale ha occupato per anni uno dei ruoli chiave nell’amministrazione dell’Ateneo genovese. Nel sito del Codau, l’associazione costituita dai dirigenti amministrativi delle Università, è indicata come “dirigente a tempo determinato”. E poco importa se i suoi detrattori hanno utilizzato contro di lei la più grossa perfidia in un ambiente accademico: «Non ha la laurea». Fonti vicine alla direzione amministrativa spiegano: «Quando la signora è stata assunta la legge non prevedeva la laurea per quel tipo di incarico». E tagliano così la testa al toro.
In pensione è già il marito di Franca, Piero Ansovini, che ha lavorato presso il Dipartimento di Scienze della salute. Mentre il nome del figlio, Flavio Ansovini, è presente nel database dell’Università di Genova, dov’è semplice trovarlo con una consultazione: Flavio, infatti, lavora al Dipartimento di Ingegneria Biofisica ed Elettronica, il Dibe.
La signora Franca ha una sorella, Maria Ansovini. Dipendente anche lei, fino al pensionamento, del Dipartimento di Scienze della Salute. Maria Ansovini è la moglie di Carlo Stopponi. Dove ha lavorato Stopponi prima di godersi il meritato riposo? Anche lui all’Università di Genova, a Lettere. Carlo Stopponi accetta volentieri di far due chiacchiere e di raccontare questa lunghissima storia familiare. Anzi, ci aiuta lui stesso a ricollegare i vincoli di parentela e a rammentare quali sono i nomi che mancano alla completa ricostruzione della dinastia.
Così, un passo dopo l’altro, si disvela questo percorso attraverso gli anni e le generazioni, le persone e le parente, fino ad arrivare ai giorni nostri, quando le nuove leve sostituscono chi, terminata la sua esperienza lavorativa, si appresta a lasciare il suo posto.
Poi Stopponi racconta la sua personale vicenda: «In realtà io sono stato il primo a lavorare all’Università, poi sono arrivati tutti gli altri». Dove è stato impiegato? «A Lettere, Geografia». E poi tutti i suoi familiari hanno seguito l’esempio. «Beh, sì, sono via via usciti i concorsi, hanno partecipato e hanno vinto. Sa, può capire, la sicurezza del posto fisso... così alla fine siamo diventati una famiglia davvero universitaria».
Anche su questo ramo dell’albero genealogico la tradizione non si è per nulla interrotta. La figlia di Carlo Stopponi e di Maria Ansovini, e quindi nipote di Franca Ansovini, si chiama Daniela Stopponi. E lavora al centro servizi della Facoltà di Scienze della Formazione.
Adesso occorre fare un piccolo passo indietro. Il Dipartimento gestione e sviluppo risorse umane, diretto da Franca Ansovini (che il Secolo XIX ha tentato di rintracciare attraverso i suoi familiari ma senza successo), è uno dei cinque che collaborano al funzionamento della direzione amministrativa.
Un altro è il Dipartimento gestione e sviluppo patrimonio edilizio. Il capo servizio progetti del Dipartimento è l’architetto Claudio Bazzurro, il marito di Daniela Stopponi. Con la quale il Secolo XIX ha parlato rintracciandola nella sua abitazione.
Dottoressa, non le pare un’anomalia? Sette persone della stessa famiglia che lavorano o hanno lavorato nell’Università? «No, non credo sia una cosa troppo strana. Abbiamo tutti partecipato a dei concorsi e li abbiamo vinti, quindi non vedo l’anomalia. Semmai, e questo lo posso ammettere, vivere in quell’ambiente ci ha dato il piccolo vantaggio di sapere per tempo quando sarebbero usciti i concorsi giusti. Ma soltanto questo: poi li abbiamo affrontati con le nostre forze e li abbiamo regolarmente superati».
Però li avete vinti tutti e molti componenti della sua famiglia hanno lavorato nei Dipartimenti, che, a sentire quello che si dice tra le mura dell’Ateneo, sono posti particolarmente ambiti... «Sì, ma bisogna ricordare che in passato la situazione era molto diversa, oggi ci si affolla intorno a pochi posti disponibili. In passato uscivano tantissimi concorsi all’Università e c’erano pochi partecipanti. Così non era difficile uscire dalle selezioni. Pensi che nel mio c’erano soltanto cinque candidati, in quello di mio marito addirittura due».
Insomma, non vi sentite proprio parte della parentopoli dell’Ateneo? «Guardi, all’Università siamo tutti grandi famiglie, io non so se il nostro caso sia il più vistoso oppure meno, so soltanto che ognuno di noi si è guadagnato il posto superando regolari selezioni. E lo ripeto: l’unico vantaggio di cui abbiamo goduto può esser stato sapere per tempo quando sarebbero usciti i concorsi che ci potevano interessare».
Un’ultima curiosità: vivere in un ambiente familiare molto vicino all’Ateneo stimola anche una
naturale curiosità verso il mondo universitario? «Può darsi, non saprei dirlo. Certo, è più facile, quasi istintivamente, cercare un lavoro lì dove le cose si conoscono meglio».
(Quotidiano net)
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Docenti universitari: il 33% non risponde alle mail
Sarà per l’età avanzata, o per il carico di lavoro cui sono sottoposti. Fatto sta che i docenti dell’Università di Genova riescono a malapena a rispondere alle e-mail dei loro studenti. Anzi, il 33 per cento dei professori non risponde affatto. È il risultato di un’inchiesta che comparirà sul Secolo XIX di domani.
Creando account fittizi di posta elettronica, fingendoci studenti interessati ad un colloquio per discutere sull’organizzazione della tesi di laurea, sono state inviate 1.115 mail ai professori dei principali dipartimenti e corsi di laurea, utilizzando in alcuni casi i siti di facoltà per ottenere le liste e facendo riferimento anche al database dell’ateneo sul sito www.unige.it. Le risposte, calcolate in un tempo limite di dieci giorni, permettono di stilare dati percentuali e una media dell’ateneo sull’utilizzo delle mail da parte dei docenti universitari. Il risultato è che il 33 per cento dei professori contattati non risponde alle mail.
La facoltà peggiore è Medicina, dove su 197 professori contattati solo il 39 per cento ha dato risposta. Mentre il record positivo dell’ateneo genovese spetta a Scienze politiche con un’invidiabile 91 per cento di professori che hanno risposto alle mail.
Insomma, sotto il profilo informatico l’Università di Genova, che ha i professori ordinari più anziani d’Italia - la loro età media è di 60,3 anni, circa due anni in più rispetto alla media nazionale - non brilla. I professori, a quanto pare, o sono troppo anziani per le nuove tecnologie oppure sono troppo presi dalle loro altre attività professionali (medici, avvocati, ingegneri, architetti) e quindi impossibilitati a rispondere ai messaggi degli studenti. Nonostante la stragrande maggioranza di loro (96 per cento) dichiari di dedicarsi a tempo pieno all’attività accademica.
Creando account fittizi di posta elettronica, fingendoci studenti interessati ad un colloquio per discutere sull’organizzazione della tesi di laurea, sono state inviate 1.115 mail ai professori dei principali dipartimenti e corsi di laurea, utilizzando in alcuni casi i siti di facoltà per ottenere le liste e facendo riferimento anche al database dell’ateneo sul sito www.unige.it. Le risposte, calcolate in un tempo limite di dieci giorni, permettono di stilare dati percentuali e una media dell’ateneo sull’utilizzo delle mail da parte dei docenti universitari. Il risultato è che il 33 per cento dei professori contattati non risponde alle mail.
La facoltà peggiore è Medicina, dove su 197 professori contattati solo il 39 per cento ha dato risposta. Mentre il record positivo dell’ateneo genovese spetta a Scienze politiche con un’invidiabile 91 per cento di professori che hanno risposto alle mail.
Insomma, sotto il profilo informatico l’Università di Genova, che ha i professori ordinari più anziani d’Italia - la loro età media è di 60,3 anni, circa due anni in più rispetto alla media nazionale - non brilla. I professori, a quanto pare, o sono troppo anziani per le nuove tecnologie oppure sono troppo presi dalle loro altre attività professionali (medici, avvocati, ingegneri, architetti) e quindi impossibilitati a rispondere ai messaggi degli studenti. Nonostante la stragrande maggioranza di loro (96 per cento) dichiari di dedicarsi a tempo pieno all’attività accademica.
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sabato 27 dicembre 2008
Raeliani minacciati, annullata orgia di massa in Israele
08:41 - CULTURA- 27 DIC 2008
Organizzata in occasione della Giornata mondiale dell'orgasmo Roma, 27 dic. (Apcom) - Orgia di massa per la pace a Tel Aviv annullata per ragioni di sicurezza. I raeliani di Israele avevano organizzato il singolare evento - aperto a tutti i maggiorenni di qualsiasi orientamento sessuale - per il 21 dicembre scorso, in occasione della Terza Giornata mondiale dell'orgasmo. Ma gli organizzatori sono stati costretti a cancellarlo dopo aver ricevuto diverse minacce. Secondo quanto ha riferito il portavoce dei raeliani in Israele, Kobi Drori, l'orgia annullata avrebbe dovuto "portare la pace nel mondo attraverso un orgasmo di massa". Il movimento non si farà comunque scoraggiare da questo episodio, assicura ancora il portavoce: "Vogliamo mettere in pratica il detto 'fare l'amore, non la guerra'". Il movimento raeliano è un movimento religioso di stampo ateo basato sulla credenza secondo cui alcuni extraterrestri scientificamente avanzati, chiamati Elohim, avrebbero creato la vita sulla Terra attraverso l'ingegneria genetica.
Organizzata in occasione della Giornata mondiale dell'orgasmo Roma, 27 dic. (Apcom) - Orgia di massa per la pace a Tel Aviv annullata per ragioni di sicurezza. I raeliani di Israele avevano organizzato il singolare evento - aperto a tutti i maggiorenni di qualsiasi orientamento sessuale - per il 21 dicembre scorso, in occasione della Terza Giornata mondiale dell'orgasmo. Ma gli organizzatori sono stati costretti a cancellarlo dopo aver ricevuto diverse minacce. Secondo quanto ha riferito il portavoce dei raeliani in Israele, Kobi Drori, l'orgia annullata avrebbe dovuto "portare la pace nel mondo attraverso un orgasmo di massa". Il movimento non si farà comunque scoraggiare da questo episodio, assicura ancora il portavoce: "Vogliamo mettere in pratica il detto 'fare l'amore, non la guerra'". Il movimento raeliano è un movimento religioso di stampo ateo basato sulla credenza secondo cui alcuni extraterrestri scientificamente avanzati, chiamati Elohim, avrebbero creato la vita sulla Terra attraverso l'ingegneria genetica.
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La regione e Milano in cattiva luce sulla stampa inglese. L'Abruzzo e Beckham
di Dom Serafini*
26-12-2008
Ultimamente l'Abruzzo, forse anche perché si trova nel centro dell'Italia, sembra sia diventata l'anima di tutta la penisola: un governatore (ora ex) arrestato, come pure il sindaco di Pescara (anche se poi rimesso in libertà), alleanze politiche come test nazionali, crisi etica e morale dei partiti, brogli pre-elettorali, abusi di ogni tipo all'ambiente, sanitá malridotta, controllo della casta sul sistema politico. E ora ci si mette anche Viale Abruzzi a Milano. Recentemente, "The Sun", il quotidiano piú diffuso in Gran Bretagna, ha pubblicato un articolo scandalistico sulla star inglese del calcio David Beckham che, preso in prestito dal Milan dalla squadra dei Galaxy di Los Angeles, è andato a vivere a Milano in una "zona a luci rosse": Viale Abruzzi. L'articolo è stato ripreso da numerose agenzie stampa e da giornali di tutto il mondo, creando disappunto e rabbia tra molti lettori, specialmente coloro che conoscono il quartiere di Milano: lungi da essere una zona a luci rosse, é una tranquilla ed elegante zona residenziale con tante famiglie con bambini. "The Sun", parte dell'impero mediatico di Rupert Murdoch, ha una diffusione giornaliera di oltre 3 milioni di copie e circa 8 milioni di lettori. Il quotidiano è famoso anche per la sua "pagina 3" dove giornalmente esalta le virtú di belle e procaci modelle seminude. L'articolo su "Bechkam a luci rosse", comunque, ha causato un po' di problemi nella redazione del giornale, visto che già il giorno dopo non lo si trovava piú sul suo sito Web.Interpellato a Londra, uno dei redattori del giornale ha prima indicato di non sapere perché l'articolo sia stato rimosso, poi ha chiesto di non scrivere un articolo sull'argomento dicendo, in modo piuttosto scocciato, che la lettera di chiarimenti che avevo inviato al direttore sarebbe stata giá sufficiente. Nella lettera avevo scritto:"Caro direttore,non sono sicuro se il giornalista autore dell'articolo su Beckham che andrà a vivere in una zona a ‘luci rosse', abbia mai visitato Viale Abruzzi, il quartiere di Milano preso di mira.Abito a New York City, ma da 20 anni ho un appartamento in Viale Abruzzi, vicino al popolare ed elegante Bar Basso. In tutti questi anni non ho mai osservato qualcosa che assomigliasse vagamente ad una zona a luci rosse, anche perché queste zone non esistono, almeno nelle zone centrali di Milano, dove si trova Viale Abruzzi. "Il viale consiste di una strada larga e lunga a due corsie, separate da tanti alberi centenari. La zona è piena di negozi eleganti ed i residenti possono comprare tutto ció che desiderano entro un arco di 200 metri. La zona è ben servita dalla Metro e dagli autobus. Non essendo molto distante dalla Stazione Centrale, a volte si ha un ‘trabocco' di giovani donne che camminano lungo il viale, specialmente nelle vicinanze di Pizzale Loreto (reso famoso dalla foto di Mussolini morto e appeso per i piedi). Viale Abruzzi è una zona residenziale piena di bambini e gli appartamenti sono molto costosi. La zona, inoltre, è tra le preferite tra giornalisti italiani [es.: Gad Lerner], personalità televisive e, come indicato da ‘The Sun', da stelle del calcio italiane [es.: Paolo Maldini] ed inglesi [Beckham]." Come riportato da "Il Corriere della Sera", il calciatore inglese ha acquistato un costoso superattico in Via Amedeo d'Aosta con vista sul Bar Basso per il periodo tra gennaio ed aprile, ma già si specula sulla stampa inglese che, una volta a Milano, il fuoriclasse ci vorrà restare. La moglie, Victoria, ex cantante del gruppo inglese Spice Girls, rimasta per ora a Los Angeles, dovrà quindi raggiungerlo con i loro tre figli. E, come scrive "Il Corriere", avrà "la comodità di invitare le amiche per l'aperitivo proprio sotto casa, nello storico Bar Basso". *Direttore di VideoAge
26-12-2008
Ultimamente l'Abruzzo, forse anche perché si trova nel centro dell'Italia, sembra sia diventata l'anima di tutta la penisola: un governatore (ora ex) arrestato, come pure il sindaco di Pescara (anche se poi rimesso in libertà), alleanze politiche come test nazionali, crisi etica e morale dei partiti, brogli pre-elettorali, abusi di ogni tipo all'ambiente, sanitá malridotta, controllo della casta sul sistema politico. E ora ci si mette anche Viale Abruzzi a Milano. Recentemente, "The Sun", il quotidiano piú diffuso in Gran Bretagna, ha pubblicato un articolo scandalistico sulla star inglese del calcio David Beckham che, preso in prestito dal Milan dalla squadra dei Galaxy di Los Angeles, è andato a vivere a Milano in una "zona a luci rosse": Viale Abruzzi. L'articolo è stato ripreso da numerose agenzie stampa e da giornali di tutto il mondo, creando disappunto e rabbia tra molti lettori, specialmente coloro che conoscono il quartiere di Milano: lungi da essere una zona a luci rosse, é una tranquilla ed elegante zona residenziale con tante famiglie con bambini. "The Sun", parte dell'impero mediatico di Rupert Murdoch, ha una diffusione giornaliera di oltre 3 milioni di copie e circa 8 milioni di lettori. Il quotidiano è famoso anche per la sua "pagina 3" dove giornalmente esalta le virtú di belle e procaci modelle seminude. L'articolo su "Bechkam a luci rosse", comunque, ha causato un po' di problemi nella redazione del giornale, visto che già il giorno dopo non lo si trovava piú sul suo sito Web.Interpellato a Londra, uno dei redattori del giornale ha prima indicato di non sapere perché l'articolo sia stato rimosso, poi ha chiesto di non scrivere un articolo sull'argomento dicendo, in modo piuttosto scocciato, che la lettera di chiarimenti che avevo inviato al direttore sarebbe stata giá sufficiente. Nella lettera avevo scritto:"Caro direttore,non sono sicuro se il giornalista autore dell'articolo su Beckham che andrà a vivere in una zona a ‘luci rosse', abbia mai visitato Viale Abruzzi, il quartiere di Milano preso di mira.Abito a New York City, ma da 20 anni ho un appartamento in Viale Abruzzi, vicino al popolare ed elegante Bar Basso. In tutti questi anni non ho mai osservato qualcosa che assomigliasse vagamente ad una zona a luci rosse, anche perché queste zone non esistono, almeno nelle zone centrali di Milano, dove si trova Viale Abruzzi. "Il viale consiste di una strada larga e lunga a due corsie, separate da tanti alberi centenari. La zona è piena di negozi eleganti ed i residenti possono comprare tutto ció che desiderano entro un arco di 200 metri. La zona è ben servita dalla Metro e dagli autobus. Non essendo molto distante dalla Stazione Centrale, a volte si ha un ‘trabocco' di giovani donne che camminano lungo il viale, specialmente nelle vicinanze di Pizzale Loreto (reso famoso dalla foto di Mussolini morto e appeso per i piedi). Viale Abruzzi è una zona residenziale piena di bambini e gli appartamenti sono molto costosi. La zona, inoltre, è tra le preferite tra giornalisti italiani [es.: Gad Lerner], personalità televisive e, come indicato da ‘The Sun', da stelle del calcio italiane [es.: Paolo Maldini] ed inglesi [Beckham]." Come riportato da "Il Corriere della Sera", il calciatore inglese ha acquistato un costoso superattico in Via Amedeo d'Aosta con vista sul Bar Basso per il periodo tra gennaio ed aprile, ma già si specula sulla stampa inglese che, una volta a Milano, il fuoriclasse ci vorrà restare. La moglie, Victoria, ex cantante del gruppo inglese Spice Girls, rimasta per ora a Los Angeles, dovrà quindi raggiungerlo con i loro tre figli. E, come scrive "Il Corriere", avrà "la comodità di invitare le amiche per l'aperitivo proprio sotto casa, nello storico Bar Basso". *Direttore di VideoAge
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lunedì 22 dicembre 2008
Torino, rissa tra bidelli nella scuola ferite due donne a sprangate
TORINO (22 dicembre) - Un lite per futili motivi legati al loro lavoro di bidelli, come a quanto sembra ce ne erano state tante altre in passato, ma che questa volta è sfociata nella tragedia. Questa la ricostruzione di quanto accaduto stamattina nella palestra della scuola «Tommaseo» di Torino dove due bidelle di 40 e 41 anni sono state aggredite da un loro collega che si è poi consegnato alla polizia.L'aggressione sarebbe è avvenuta all'interno della palestra della scuola, dove i bidelli stavano facendo le pulizie. A scatenare la rabbia dell'uomo, Biagio La Porta, 50 anni, che era già stato segnalato per comportamenti irascibili, sarebbero stati futili motivi legati alla loro attività. Dalle parole ai fatti il passo è stato breve: l'uomo ha impugnato una spranga che si trovava nell'edificio, oggi chiuso agli alunni per le vacanze di Natale e ha iniziato ad infierire sulle due colleghe, Rosa Bianco, 40 anni e Maria Catoggio, 41 anni. Poi ha chiamato il 113 e si è costituito alla polizia che lo ha arrestato per tentato omicidio. Il bidello è stato portato in questura dove è ora sotto interrogatorio. Soccorse dal 118, le due ferite sono state invece trasportate in ambulanza all'ospedale Mauriziano e al Cto. Dai primi accertamenti effettuati avrebbero riportato un trauma cranico commotivo. Sono coscienti, ma non ricordano nulla di quanto è accaduto al momento dell'aggressione. (Quotidiano Net)
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Papa: "No ai cambi di sesso". "Dio decide chi è uomo e chi donna"
Non è l'uomo che decide il genere sessuale, è Dio che stabilisce chi è uomo e chi è donna. Benedetto XVI, rivolgendosi alla curia romana per gli auguri di Natale, si sofferma sul termine "gender". "L'uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. In questo modo - sottolinea il Pontefice - vive contro la verità". "Il matrimonio tra uomo e donna - dice il Papa - è un sacramento istituito da Cristo".
"Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell'essere umano come uomo e donna e chiede che quest'ordine della creazione venga rispettato", afferma Benedetto XVI per spiegare la posizione della Santa Sede contro la discriminazione dei gay ma anche contro l'equiparazione di queste coppie a quelle eterosessuali. "Qui - spiega il Papa - si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell'ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un'autodistruzione dell'uomo e quindi una distruzione dell'opera stessa di Dio". Il Papa ricorda la natura umana di "uomo" e "donna" e auspica una "ecologia dell'uomo" che lo protegga dalla autodistruzione. "Le foreste tropicali - osserva il Pontefice - meritano sì la nostra protezione, ma non la merita meno l'uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione con la nostra libertà, ma sua condizione". A "partire da questa prospettiva papa Ratzinger suggerisce di "rileggere la Humanae vitae: l'intenzione di papa Paolo VI - dice - era di difendere l'amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell'uomo contro la sua manipolazione"."Il Pontefice non è una rock star"Nel discorso rivolto a cardinali e vescovi della curia romana, ricevuti in udienza per il tradizionale scambio degli auguri natalizi, il Papa ha anche ricordato le Giornate Mondiali della Gioventù: non sono, ha precisato Benedetto XVI, "dei festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star". Le Giornate Mondiali della Gioventù di Sydney sono una "festa della gioia" che "alla fine ha coinvolto anche i riluttanti - ha ricordato il Papa - alla fine nessuno si è sentito molestato". "Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star. Con o senza la fede - ha aggiunto Ratzinger - questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita". Dunque, ha ripetuto il Pontefice, "il Papa non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente Vicario. Rimanda all'Altro che sta in mezzo a noi".(TGCOM)
"Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell'essere umano come uomo e donna e chiede che quest'ordine della creazione venga rispettato", afferma Benedetto XVI per spiegare la posizione della Santa Sede contro la discriminazione dei gay ma anche contro l'equiparazione di queste coppie a quelle eterosessuali. "Qui - spiega il Papa - si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell'ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un'autodistruzione dell'uomo e quindi una distruzione dell'opera stessa di Dio". Il Papa ricorda la natura umana di "uomo" e "donna" e auspica una "ecologia dell'uomo" che lo protegga dalla autodistruzione. "Le foreste tropicali - osserva il Pontefice - meritano sì la nostra protezione, ma non la merita meno l'uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione con la nostra libertà, ma sua condizione". A "partire da questa prospettiva papa Ratzinger suggerisce di "rileggere la Humanae vitae: l'intenzione di papa Paolo VI - dice - era di difendere l'amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell'uomo contro la sua manipolazione"."Il Pontefice non è una rock star"Nel discorso rivolto a cardinali e vescovi della curia romana, ricevuti in udienza per il tradizionale scambio degli auguri natalizi, il Papa ha anche ricordato le Giornate Mondiali della Gioventù: non sono, ha precisato Benedetto XVI, "dei festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star". Le Giornate Mondiali della Gioventù di Sydney sono una "festa della gioia" che "alla fine ha coinvolto anche i riluttanti - ha ricordato il Papa - alla fine nessuno si è sentito molestato". "Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star. Con o senza la fede - ha aggiunto Ratzinger - questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita". Dunque, ha ripetuto il Pontefice, "il Papa non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente Vicario. Rimanda all'Altro che sta in mezzo a noi".(TGCOM)
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Trento, una multa per Babbo Natale. La sua carrozza intralciava il traffico
Multata per intralcio al traffico e mancanza del libretto di circolazione: è successo alla carrozza di Babbo Natale che avrebbe dovuto accogliere domenica pomeriggio i partecipanti alla corsa dei Babbo Natale svoltasi a Levico Terme, in Valsugana, in provincia di Trento. Il trattore sul cui rimorchio era stata montata la carrozza e che avrebbe dovuto raggiungere l'ingresso del parco termale, è stato fermato dai carabinieri alle porte del paese.
Al conducente i militari hanno contestato la mancanza del libretto di circolazione e l'ingombro al traffico. Violazioni sanzionate con 250 euro di multa. Il carro con Babbo Natale, fra la sorpresa generale è giunto così in ritardo all'arrivo, dove era attesa dai 530 maratoneti, partiti da Caldonazzo, tutti rigorosamente vestiti di rosso. (TGCOM)
Al conducente i militari hanno contestato la mancanza del libretto di circolazione e l'ingombro al traffico. Violazioni sanzionate con 250 euro di multa. Il carro con Babbo Natale, fra la sorpresa generale è giunto così in ritardo all'arrivo, dove era attesa dai 530 maratoneti, partiti da Caldonazzo, tutti rigorosamente vestiti di rosso. (TGCOM)
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Rissa tra bidelli: due donne ferite. Torino, una è grave: preso aggressore
Brutale aggressione in una scuola. A Torino due donne, entrambe bidelle, sono state prese a sprangate da un loro collega. L'episodio si è verificato all'interno dell'edificio, in via Sant'Ottavio 7, che ospita l'istituto comprensivo statale Tommaseo. Le due donne hanno riportato gravi ferite. Una sarebbe in pericolo di vita. La polizia ha già fermato un uomo, un altro bidello della scuola, che ha confessato l'aggressione.
L'aggressione, secondo una prima ricostruzione dei fatti, è avvenuta all'interno della palestra della scuola, dove i bidelli stavano facendo le pulizie. A scatenare la rabbia dell'uomo, 50 anni, che era già stato segnalato per comportamenti irascibili, sarebbero stati futili motivi legati alla loro attività. Dalle parole ai fatti il passo è stato breve: l'uomo ha impugnato una spranga che si trovava nell'edificio, chiuso agli alunni per le vacanze di Natale, e ha iniziato ad infierire sulle due colleghe, di 40 e 41 anni. Poi ha chiamato il 113 e si è costituito alla polizia che lo ha arrestato per tentato omicidio. Il bidello è stato portato in questura dove è ora sotto interrogatorio. Soccorse dal 118, le due ferite sono state invece trasportate in ambulanza all'ospedale Mauriziano e al Cto. Dai primi accertamenti effettuati avrebbero riportato un trauma cranico commotivo. Sono coscienti, ma non ricordano nulla di quanto è accaduto al momento dell'aggressione.
L'aggressione, secondo una prima ricostruzione dei fatti, è avvenuta all'interno della palestra della scuola, dove i bidelli stavano facendo le pulizie. A scatenare la rabbia dell'uomo, 50 anni, che era già stato segnalato per comportamenti irascibili, sarebbero stati futili motivi legati alla loro attività. Dalle parole ai fatti il passo è stato breve: l'uomo ha impugnato una spranga che si trovava nell'edificio, chiuso agli alunni per le vacanze di Natale, e ha iniziato ad infierire sulle due colleghe, di 40 e 41 anni. Poi ha chiamato il 113 e si è costituito alla polizia che lo ha arrestato per tentato omicidio. Il bidello è stato portato in questura dove è ora sotto interrogatorio. Soccorse dal 118, le due ferite sono state invece trasportate in ambulanza all'ospedale Mauriziano e al Cto. Dai primi accertamenti effettuati avrebbero riportato un trauma cranico commotivo. Sono coscienti, ma non ricordano nulla di quanto è accaduto al momento dell'aggressione.
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Quattroruote/ All'asta le auto degli ubriachi... a prezzi stracciati. L'incasso? Va allo Stato

Le nuove leggi che puniscono severamente la guida in stato di ebbrezza, non soltanto si corre il rischio di vedersi sospesa la patente, ma anche di subire l'umiliazione di un'asta giudiziaria a casa propria. È quanto emerge da un'inchiesta, anticipata da una nota, che appare sul numero di Quattroruote di gennaio.
Un giornalista ha partecipato a una vendita all'incanto di una grossa Suv X5 confiscata a un automobilista piemontese colto ubriaco alla guida: l'asta si è tenuta presso l'abitazione del colpevole, e l'auto è stata aggiudicata, davanti agli occhi dell'attonito proprietario, per 10 mila euro, a fronte di un valore commerciale del 60% superiore.
Un giornalista ha partecipato a una vendita all'incanto di una grossa Suv X5 confiscata a un automobilista piemontese colto ubriaco alla guida: l'asta si è tenuta presso l'abitazione del colpevole, e l'auto è stata aggiudicata, davanti agli occhi dell'attonito proprietario, per 10 mila euro, a fronte di un valore commerciale del 60% superiore.
Ovviamente l'incasso - precisa Quattroruote - va interamente allo Stato, che sta diventando un importante banditore di macchine all'asta, non solo in virtù delle nuove norme del Codice, ma anche del continuo aumento di fallimenti, pignoramenti e di finanziamenti interrotti per insolvenza: gli Istituti specializzati in vendite giudiziarie stanno ricevendo dai tribunali di mezza Italia l'incarico di vendere all'incanto centinaia di automobili, spesso a prezzi estremamente convenienti rispetto alle normali quotazioni di mercato.
Così - come dimostra l'inchiesta - è possibile portarsi a casa una Fiat "Punto" per appena 80 euro o una Mercedes "Clk" per 5.000: comprandola da un rivenditore bisognerebbe spendere almeno 9.000 euro. Non a caso, le aste di auto sono sempre più frequenti e sempre più affollate. E anche questa è una delle tante facce della crisi che sta attanagliando il settore.
Così - come dimostra l'inchiesta - è possibile portarsi a casa una Fiat "Punto" per appena 80 euro o una Mercedes "Clk" per 5.000: comprandola da un rivenditore bisognerebbe spendere almeno 9.000 euro. Non a caso, le aste di auto sono sempre più frequenti e sempre più affollate. E anche questa è una delle tante facce della crisi che sta attanagliando il settore.
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MESSICO: TROVATE 9 TESTE DECAPITATE A GUERRERO, VITTIME TRAFFICO DROGA

Citta' del Messico, 22 dic - Nove teste decapitate sono state ritrovate all'interno di altrettanti sacchetti di plastica nello stato meridionale messicano di Guerrero. Secondo le autorita', con tutta probabilita' si trattano delle ennesime vittime del traffico di droga locale.Un portavoce delle autorita' giudiziarie ha affermato che sette di questi uomini uccisi erano soldati, uno era un avvocato e gli altri non sono stati ancora identificati.A fare la macabra scoperta sono stati alcuni cittadini della citta' di Chilpancingo, che dopo alcune ore hanno ritrovato i corpi in un altro posto.Guerrero e' uno degli Stati dominati dai cartelli della droga che da anni si combattono con violenza per la supremazia dei traffici illeciti. Almeno 5.300 persone sono state uccisi quest'anno in tutto il Paese nonostante il governo abbia predisposto il dispiegamento di 36 mila soldati.(ASCA)
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venerdì 19 dicembre 2008
Riammessi cani e gatti sui treni ma non le razze pericolose

Sono queste le novità più importanti della nuova disciplina di Trenitalia in tema di trasporto degli animali. A partire dal prossimo mese potranno viaggiare gratuitamente i cani di piccola taglia e gli altri piccoli animali da compagnia, tenuti nell’apposito trasportino. Le taglie più grandi ammesse a pagamento su alcuni.
Treni aperti anche agli animali da compagnia, a partire dal 1 dicembre, e un compartimento a loro dedicato. Sono queste le novità più importanti della nuova disciplina di Trenitalia in tema di trasporto degli animali. Le nuove norme sono state presentate questa mattina, presso la sede di Ferrovie dello Stato, dall’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti, dal sottosegretario al Turismo Michela Vittoria Brambilla e dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini.
A partire dal prossimo mese di dicembre, dunque, potranno viaggiare, gratuitamente, i cani di piccola taglia, i gatti e gli altri piccoli animali da compagnia, tenuti nell’apposito trasportino. Saranno ammessi inoltre cani di qualunque taglia, muniti di museruola e guinzaglio, sui treni Ic Plus, Ic ed Espressi a pagamento, nell’ultimo scompartimento (negli ultimi sei posti delle carrozze a salone) dell’ultima carrozza di seconda classe. Il posto di fronte al viaggiatore con il cane non sarà prenotabile da un altro cliente.
Per quanto riguarda i cani reattivi, quelli appartenenti a razze ritenute pericolose, non saranno ammessi. Sarà obbligatorio, per tutti i cani ammessi al trasporto, il certificato di iscrizione all’anagrafe canina. Sui treni regionale, saranno ammessi a pagamento cani di qualunque taglia, anche loro muniti di museruola e guinzaglio, sulla piattaforma o vestibolo dell’ultima carrozza con la sola esclusione delle ore di punta del mattino, (tra le 7 e le 9) dei giorni feriali, a meno di diversa indicazione da parte della regione competente. Anche carrozze letto e cuccette saranno aperte a cani di qualunque taglia (a pagamento) e agli altri piccoli animali da compagnia (negli appositi contenitori e gratuitamente) ma solo nel caso di disponibilità dell’intero compartimento.
Le norme contenute nella disciplina non riguardano i cani guida per ciechi, ammessi gratuitamente su tutti i treni, senza vincoli. Infine, i cani di qualunque taglia ammessi a pagamento nello scompartimento loro destinato dovranno essere sempre muniti di museruola e guinzaglio. L’eventuale presenza contemporanea di cani ‘incompatibili' sarà, volta per volta, gestita dal personale di bordo, appositamente istruito.
"Con questa nuova disciplina - ha commentato Mauro Moretti - riusciremo a salvaguardare i diritti degli animali senza procurare disagio ai viaggiatori. D’ora in poi il cane non sarà più considerato un bagaglio". "Ritengo questo accordo molto soddisfacente - ha sottolineato il sottosegretario Martini - che permette una maggiore mobilità ai proprietari di cani nel rispetto di tutti i viaggiatori, compenetrando tutte le esigenze". Per il sottosegretario Brambilla, "questa nuova disciplina è un primo, importante, passo verso una nuova coscienza animalista".
Nella lista, la cui ultima versione risale all’ordinanza del ministero della Salute, firmata nel gennaio 2008 dall’ex ministro Livia Turco, figurano:
American Bulldog, cane da pastore di Charplanina, cane da pastore dell’Anatolia, cane da pastore dell’Asia centrale, cane da pastore del Caucaso, cane da Serra da Estreilla, Dogo Argentino, Fila brazileiro, Perro da canapo majoero, Perro da presa canario, Perro da presa Mallorquin, Pit bull, Pit bull mastiff, Pit bull terrier, Rafeiro do alentejo, Rottweiler, Tosa inu.
A partire dal prossimo mese di dicembre, dunque, potranno viaggiare, gratuitamente, i cani di piccola taglia, i gatti e gli altri piccoli animali da compagnia, tenuti nell’apposito trasportino. Saranno ammessi inoltre cani di qualunque taglia, muniti di museruola e guinzaglio, sui treni Ic Plus, Ic ed Espressi a pagamento, nell’ultimo scompartimento (negli ultimi sei posti delle carrozze a salone) dell’ultima carrozza di seconda classe. Il posto di fronte al viaggiatore con il cane non sarà prenotabile da un altro cliente.
Per quanto riguarda i cani reattivi, quelli appartenenti a razze ritenute pericolose, non saranno ammessi. Sarà obbligatorio, per tutti i cani ammessi al trasporto, il certificato di iscrizione all’anagrafe canina. Sui treni regionale, saranno ammessi a pagamento cani di qualunque taglia, anche loro muniti di museruola e guinzaglio, sulla piattaforma o vestibolo dell’ultima carrozza con la sola esclusione delle ore di punta del mattino, (tra le 7 e le 9) dei giorni feriali, a meno di diversa indicazione da parte della regione competente. Anche carrozze letto e cuccette saranno aperte a cani di qualunque taglia (a pagamento) e agli altri piccoli animali da compagnia (negli appositi contenitori e gratuitamente) ma solo nel caso di disponibilità dell’intero compartimento.
Le norme contenute nella disciplina non riguardano i cani guida per ciechi, ammessi gratuitamente su tutti i treni, senza vincoli. Infine, i cani di qualunque taglia ammessi a pagamento nello scompartimento loro destinato dovranno essere sempre muniti di museruola e guinzaglio. L’eventuale presenza contemporanea di cani ‘incompatibili' sarà, volta per volta, gestita dal personale di bordo, appositamente istruito.
"Con questa nuova disciplina - ha commentato Mauro Moretti - riusciremo a salvaguardare i diritti degli animali senza procurare disagio ai viaggiatori. D’ora in poi il cane non sarà più considerato un bagaglio". "Ritengo questo accordo molto soddisfacente - ha sottolineato il sottosegretario Martini - che permette una maggiore mobilità ai proprietari di cani nel rispetto di tutti i viaggiatori, compenetrando tutte le esigenze". Per il sottosegretario Brambilla, "questa nuova disciplina è un primo, importante, passo verso una nuova coscienza animalista".
Nella lista, la cui ultima versione risale all’ordinanza del ministero della Salute, firmata nel gennaio 2008 dall’ex ministro Livia Turco, figurano:
American Bulldog, cane da pastore di Charplanina, cane da pastore dell’Anatolia, cane da pastore dell’Asia centrale, cane da pastore del Caucaso, cane da Serra da Estreilla, Dogo Argentino, Fila brazileiro, Perro da canapo majoero, Perro da presa canario, Perro da presa Mallorquin, Pit bull, Pit bull mastiff, Pit bull terrier, Rafeiro do alentejo, Rottweiler, Tosa inu.
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Salute/ L'anoressia arriva anche su Facebook

Magre da sparire. La parola d'ordine è 'thin' e l'imperativo è 'think thin', pensare magro. Con tanto di slogan, tutti uguali, come "Ana is not a disease it' a lifestyle" ( Ana non è un disagio ma uno stile di vita). Le icone hollywoodiane a cui si votano si chiamano Kate Moss, Nicole Richie, Linsday Lohan. Icone di ossa ricoperte da sottilissima pelle. Non manca neppure il tributo ad honorem alle ultime modelle uccise dalla malattia. E il problema arriva anche in Facebook con un gruppo che si chiama " W l'anoressia" che nel network ha già sollevato molte polemiche.
E mentre le anoressiche si battono per riuscire ad entrare nelle taglie inferiori alla 36, l'anoressia arriva al cinema con un cortometraggio che si chiama "Male di Miele" del regista Marco Pozzi (autore di 20-Venti e di altri docu-film che sono approdati a Venezia e a Berlino) porterà sul grande schermo.
Il tema è drammatico e il rischio di trattare la materia in modo incompleto o troppo provocatorio è dietro l’angolo. Ma, ma assicura Pozzi: "Lo tratteremo con vivacità, perché dietro una personalità anoressica si nascondono una grande spiritualità e creatività. Non voglio parlare di anoressia alla Toscani, che con quel manifesto ha fatto parlare, con un’operazione di grande comunicazione, ma per il gusto di provocare. Io non avrò un occhio voyeuristico, non andrò a guardare l’osso, ma farò vedere allo spettatore come sta chi si ammala, che cosa pensa, come si sente". Le riprese cominceranno in aprile, con un budget di 500mila euro, un terzo del costo medio di un film, ma "quanto basta per un ottimo lavoro indipendente", precisa il regista, che sarà aiutato da Regione Lombardia e dalla Provincia di Milano e che intende proporre la pellicola a Locarno o a Venezia.
Il tema è drammatico e il rischio di trattare la materia in modo incompleto o troppo provocatorio è dietro l’angolo. Ma, ma assicura Pozzi: "Lo tratteremo con vivacità, perché dietro una personalità anoressica si nascondono una grande spiritualità e creatività. Non voglio parlare di anoressia alla Toscani, che con quel manifesto ha fatto parlare, con un’operazione di grande comunicazione, ma per il gusto di provocare. Io non avrò un occhio voyeuristico, non andrò a guardare l’osso, ma farò vedere allo spettatore come sta chi si ammala, che cosa pensa, come si sente". Le riprese cominceranno in aprile, con un budget di 500mila euro, un terzo del costo medio di un film, ma "quanto basta per un ottimo lavoro indipendente", precisa il regista, che sarà aiutato da Regione Lombardia e dalla Provincia di Milano e che intende proporre la pellicola a Locarno o a Venezia.
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Paga con assegno di carta igienica. Gb, protesta contro sistema imposte
Un automobilista dotato di un forte senso dello humour inglese ha pagato una multa per divieto di sosta con un "assegno" personalizzato, compilato su un rotolo di carta igienica. Il gesto di Richard Roper, 63 anni di Long Melford (Suffolk), era una provocazione per esprimere il suo "sentimento nei confronti del sistema fiscale britannico". Il giudice gli ha dato ragione e gli ha risparmiato la sovrattassa per l'insolito sistema di pagamento.
Mr. Roper, direttore commerciale in pensione di un'azienda farmaceutica, aveva ricevuto una multa di 30 sterline, più altre 15 sterline di addebito da parte della polizia per i costi processuali del bizzarro metodo di pagamento.
Ma il giudice distrettuale, David Cooper, che ridacchiava sotto i baffi nell'ascoltare le "prove" portate, ha deciso che Roper non dovrà pagare le 15 sterline supplementari. "Non la considero come una vittoria. Piuttosto, è stata una vittoria del buonsenso. Alla fine è stato chiaro che non sono stato io a rifiutare di pagare, ma loro, i poliziotti, a rifiutare di accettare il mio pagamento".
Mr. Roper, direttore commerciale in pensione di un'azienda farmaceutica, aveva ricevuto una multa di 30 sterline, più altre 15 sterline di addebito da parte della polizia per i costi processuali del bizzarro metodo di pagamento.
Ma il giudice distrettuale, David Cooper, che ridacchiava sotto i baffi nell'ascoltare le "prove" portate, ha deciso che Roper non dovrà pagare le 15 sterline supplementari. "Non la considero come una vittoria. Piuttosto, è stata una vittoria del buonsenso. Alla fine è stato chiaro che non sono stato io a rifiutare di pagare, ma loro, i poliziotti, a rifiutare di accettare il mio pagamento".
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Australia, nuova macchina eutanasia. Provocazione del medico Philip Nitschke

Il medico australiano e attivista pro eutanasia, Philip Nitschke, ha presentato a Adelaide una nuova macchina per il suicidio indolore, che descrive come pienamente legale perché composta di comuni prodotti per la casa, con l'ulteriore beneficio di non essere identificabile nell'autopsia, rendendo difficile provare il suicidio. Il metodo, che non richiede uso di farmaci, utilizza una bombola di gas da barbecue.
Il metodo, che non richiede uso di farmaci, utilizza una bombola di gas da barbecue, che viene poi riempita con un altro gas liberamente ottenibile. Esso consente di perdere conoscenza immediatamente e di morire pochi minuti dopo. "Ciò che è davvero importante è la conoscenza di come farlo", ha spiegato Nitschke, il quale sostiene di fornire un importante servizio pubblico, secondo la buona pratica medica di permettere ai pazienti di conoscere quali siano le opzioni.
Anche stavolta però le proteste sono state immediate. Il presidente di Right to Life, Marcel White, ha descritto la nuova macchina "un trabiccolo enormemente stupido e irresponsabile", mentre il premier dell'Australia meridionale Mike Rann ha definito il congegno "estremamente pericoloso nei riguardi di giovani potenzialmente inclini al suicidio, o di persone che soffrano di grave depressione".
Il metodo, che non richiede uso di farmaci, utilizza una bombola di gas da barbecue, che viene poi riempita con un altro gas liberamente ottenibile. Esso consente di perdere conoscenza immediatamente e di morire pochi minuti dopo. "Ciò che è davvero importante è la conoscenza di come farlo", ha spiegato Nitschke, il quale sostiene di fornire un importante servizio pubblico, secondo la buona pratica medica di permettere ai pazienti di conoscere quali siano le opzioni.
Anche stavolta però le proteste sono state immediate. Il presidente di Right to Life, Marcel White, ha descritto la nuova macchina "un trabiccolo enormemente stupido e irresponsabile", mentre il premier dell'Australia meridionale Mike Rann ha definito il congegno "estremamente pericoloso nei riguardi di giovani potenzialmente inclini al suicidio, o di persone che soffrano di grave depressione".
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Scoperti disegni inediti Leonardo. Sono al Louvre dietro sua tela famosa

Eccezionale scoperta al Louvre di Parigi. Sul retro di "La Vergine con Bambino e Sant'Anna", celebre dipinto di Leonardo da Vinci custodito nel museo, sono stati trovati tre disegni, probabilmente schizzi che il maestro del Rinascimento ha tracciato sulla tela. Gli schizzi, di cui nessuno si sarebbe mai accorto prima perché poco visibili ad occhio nudo, sono stati identificati nello scorso mese di settembre.
"L'eccezionale ritrovamento", così definito in un comunicato, è stato reso noto dallo stesso museo della capitale francese. Gli esami scientifici condotti nei laboratori del museo, anche con l'impiego dei raggi infrarossi, hanno portato alla luce tre disegni realizzati con la pietra nera: la testa di un cavallo, un pezzo di cranio e un Bambino Gesù con agnello.
Gli esami sono stati condotti sotto la supervisione del Centre de Recherche et de Restauration des Musees de France. Due disegni erano stati scoperti quasi subito dagli specialisti, mentre l'esistenza del terzo è stata resa possibile solo da sofisticate apparecchiature. Nel mese di giugno 2009 il Louvre organizzerà un convegno per mettere a disposizione degli studiosi tutte le notizie raccolte durante le indagini scientifiche.
"Siamo di fronte ad una scoperta eccezionale perché i disegni sul retro delle opere sono molto rari e finora non c'erano altri esempi simili in Leonardo", afferma il Louvre in un comunicato. Anche se "lo stile ricorda quello di Leonardo da Vinci", il Louvre ha precisato che prima di fare un'attribuzione certa all'autore della "Gioconda" "occorreranno ulteriori ricerche", soprattutto per capire come sono state realizzate e in che periodo. "La Vergine con Bambino e Sant'Anna" fu eseguita da Leonardo nei primi anni del Cinquecento.
"L'eccezionale ritrovamento", così definito in un comunicato, è stato reso noto dallo stesso museo della capitale francese. Gli esami scientifici condotti nei laboratori del museo, anche con l'impiego dei raggi infrarossi, hanno portato alla luce tre disegni realizzati con la pietra nera: la testa di un cavallo, un pezzo di cranio e un Bambino Gesù con agnello.
Gli esami sono stati condotti sotto la supervisione del Centre de Recherche et de Restauration des Musees de France. Due disegni erano stati scoperti quasi subito dagli specialisti, mentre l'esistenza del terzo è stata resa possibile solo da sofisticate apparecchiature. Nel mese di giugno 2009 il Louvre organizzerà un convegno per mettere a disposizione degli studiosi tutte le notizie raccolte durante le indagini scientifiche.
"Siamo di fronte ad una scoperta eccezionale perché i disegni sul retro delle opere sono molto rari e finora non c'erano altri esempi simili in Leonardo", afferma il Louvre in un comunicato. Anche se "lo stile ricorda quello di Leonardo da Vinci", il Louvre ha precisato che prima di fare un'attribuzione certa all'autore della "Gioconda" "occorreranno ulteriori ricerche", soprattutto per capire come sono state realizzate e in che periodo. "La Vergine con Bambino e Sant'Anna" fu eseguita da Leonardo nei primi anni del Cinquecento.
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Watergate, morta la "Gola profonda"Mark Felt, spia dell'Fbi: aveva 95 anni

E' morto, a 95 anni, a Santa Rosa, in California, Mark Felt, l'ex numero due dell'Fbi che contribuì a sollevare lo scandalo del Watergate e alle successive dimissioni del presidente Usa Richard Nixon. La sua identità è rimasta un mistero per 30 anni, finché fu lui a rivelarla nel 2005. Felt passò le informazioni segrete a Bob Woodward, il reporter del Washington Post che, negli anni '70, col collega Carl Bernstein, montò il caso politico.
Lo scandalo, scoppiato nel 1972 e durato due anni, prese il nome dal Watergate Complex, il complesso edilizio di Washington che ospita il Watergate Hotel, l'albergo in cui furono effettuate le intercettazioni da cui partì il caso. Il Watergate ebbe inizio con l'abuso di potere da parte dell'amministrazione Nixon allo scopo di indebolire l'opposizione politica dei movimenti pacifisti e del Partito democratico. Fu W. Mark Felt, il numero due dell'Fbi nei primi anni Settanta, a passare le informazioni segrete a Bob Woodward che redasse l'inchiesta del Washington Post assieme al collega Carl Bernstein. Le illazioni su chi fosse l'informatore occulto si scatenarono per un trent'ennio fino a quando Felt si rivelò in un'intervista a Vanity Fair, nel 2005. La dichiarazione stupì anche lo stesso Woodward che aveva mantenuto il segreto dell'identità della sua fonte anche con Bernstein. Woordward fece conoscere Felt a Bernstein solo quest'anno, ben 36 anni dopo la denuncia dello scandalo.
Lo scandalo, scoppiato nel 1972 e durato due anni, prese il nome dal Watergate Complex, il complesso edilizio di Washington che ospita il Watergate Hotel, l'albergo in cui furono effettuate le intercettazioni da cui partì il caso. Il Watergate ebbe inizio con l'abuso di potere da parte dell'amministrazione Nixon allo scopo di indebolire l'opposizione politica dei movimenti pacifisti e del Partito democratico. Fu W. Mark Felt, il numero due dell'Fbi nei primi anni Settanta, a passare le informazioni segrete a Bob Woodward che redasse l'inchiesta del Washington Post assieme al collega Carl Bernstein. Le illazioni su chi fosse l'informatore occulto si scatenarono per un trent'ennio fino a quando Felt si rivelò in un'intervista a Vanity Fair, nel 2005. La dichiarazione stupì anche lo stesso Woodward che aveva mantenuto il segreto dell'identità della sua fonte anche con Bernstein. Woordward fece conoscere Felt a Bernstein solo quest'anno, ben 36 anni dopo la denuncia dello scandalo.
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Gb,l'annuncio di un pilota a passeggeri: "Non ho qualifica per atterrare"

Il pilota di un volo della compagnia FlyBe tra Cardiff (Galles) e Parigi ha gelato passeggeri annunciando: "Scusate ma non ho la qualifica necessaria per far atterrare questo aereo". Su Parigi gravava una fitta nebbia e l'uomo non era in grado di governare quel particolare tipo di velivolo in quelle condizioni meteorologiche. Così l'aereo Bombardier Q400, con 80 posti, è tornato a Cardiff.
Il pilota, con un'esperienza di oltre 30anni nell'aviazione commerciale, era da poco passato dal modello Q300 al 400. Quindi, non aveva completato la formazione per quel particolare velivolo da far atterrare in quelle determinate condizioni di visibilità. Ai passeggeri l'uomo ha spiegato che per quell'atterraggio serviva una qualifica di livello 2, e lui aveva solo il livello 5.
La decisione di non atterrare e tornare indietro è stata quindi una scelta obbligata per il pilota. La stessa Autorità per l'aviazione civile ha spiegato che se fosse atterrato a Parigi, sarebbe stato denunciato per violazione alle norme sulla sicurezza dei voli.(TGCOM)
Il pilota, con un'esperienza di oltre 30anni nell'aviazione commerciale, era da poco passato dal modello Q300 al 400. Quindi, non aveva completato la formazione per quel particolare velivolo da far atterrare in quelle determinate condizioni di visibilità. Ai passeggeri l'uomo ha spiegato che per quell'atterraggio serviva una qualifica di livello 2, e lui aveva solo il livello 5.
La decisione di non atterrare e tornare indietro è stata quindi una scelta obbligata per il pilota. La stessa Autorità per l'aviazione civile ha spiegato che se fosse atterrato a Parigi, sarebbe stato denunciato per violazione alle norme sulla sicurezza dei voli.(TGCOM)
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mercoledì 17 dicembre 2008
Usa: vasto trapianto di volto a una donna con la pelle di una deceduta.Ricostruito all'80%

Mercoledí 17.12.2008 12:00
Le hanno ricostruito il volto, trapiantandole la pelle di una donna deceduta qualche settimana fa. E in America scoppia la bufera.
IL TRAPIANTO- Un gruppo di chirurghi statunitensi ha realizzato il primo trapianto di volto negli Stati Uniti. Lo ha reso noto la Cleveland Clinic, nello Stato dell'Ohio. La clinica non ha voluto fornire dettagli sull'eccezionale intervento, tranne il fatto che sotto i ferri del chirurgo ricostruttivo, la dottoressa Maria Siemionow, c'era una donna a cui è stato restituito quasi l'80 per cento del volto sfigurato, grazie a una donatrice morta due settimane fa.
La clinica non ha reso note le identità delle due protagoniste, ma solo che il trapianto ha riguardato una parte del volto molto più ampia di quanto non fosse successo nel passato, con gli interventi simili realizzati in Francia e in Cina. "Lo definiamo un trapianto quasi totale", ha detto una portavoce.
GUARDA LA GALLERY
Il primo trapianto di volto fu realizzato in Francia, tre anni fa: una donna era rimasta sfigurata dai morsi del suo cane e con un intervento durato 15 ore, le fu attaccato come una maschera la faccia di una donna 46enne deceduta qualche giorno prima. Isabelle Dinoire, che all'eta' di 38 anni aveva perso labbra, guance, mento e gran parte del naso, dopo il trapianto a poco a poco recupero' la sensazione normale della pelle e il controllo dei muscoli facciali.
L'intervento suscitò però un'ondata di polemiche, perchè molti sollevarono questioni di carattere etico. Successivamente un altro trapianto venne realizzato su un uomo sfigurato da una malattia genetica e piu' tardi, in Cina, su un contadino che era stato deturpato dall'attacco di un orso. Proprio in occasione del trapianto realizzato in Francia, la Siemionow aveva preannunciato l'intenzione di compiere interventi simili per aiutare le persone sfigurate a superare i problemi emotivi e le difficolta' nei rapporti personali.
"Non esistono buone alternative terapeutiche per persone che siano state gravemente bruciate o pazienti con ampie lesioni facciali", disse in quell'occasione la chirurga che ha realizzato l'intervento negli Stati Uniti. La notizia del trapianto in Usa è stata data dal 'Washington Post' nella sua pagina web e gli esperti interpellati dal quotidiano osservano pero' che ancora esistono molti pericoli relativi a un cosi' delicato trapianto.
"Un caso è solo un aneddoto: non crea la base scientifica per poter dire che l'intervento e' sicuro per il paziente", ha osservato Carson Strong, professore di etica e valori umani al College of Medicine dell'Universita' del Tennessee. Il problema maggiore rimane il rigetto, che potrebbe richiedere di asportare il volto trapiantato.
Nel caso della donna francese, Isabelle subì due violentissime reazioni del sistema immunitario e i farmaci immuno-soppressori a cui fu sottoposta le provocarono una serie di malattie infettive e, a un certo punto, anche un problema epatico. Se il volto trapiantato dovesse esser asportato, "l'effetto sarebbe un'enorme ferita al volto del paziente. E in questo caso, il paziente rimarrebbe in una situazione ben peggiore della precedente".(Affaritaliani)
Le hanno ricostruito il volto, trapiantandole la pelle di una donna deceduta qualche settimana fa. E in America scoppia la bufera.
IL TRAPIANTO- Un gruppo di chirurghi statunitensi ha realizzato il primo trapianto di volto negli Stati Uniti. Lo ha reso noto la Cleveland Clinic, nello Stato dell'Ohio. La clinica non ha voluto fornire dettagli sull'eccezionale intervento, tranne il fatto che sotto i ferri del chirurgo ricostruttivo, la dottoressa Maria Siemionow, c'era una donna a cui è stato restituito quasi l'80 per cento del volto sfigurato, grazie a una donatrice morta due settimane fa.
La clinica non ha reso note le identità delle due protagoniste, ma solo che il trapianto ha riguardato una parte del volto molto più ampia di quanto non fosse successo nel passato, con gli interventi simili realizzati in Francia e in Cina. "Lo definiamo un trapianto quasi totale", ha detto una portavoce.
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Il primo trapianto di volto fu realizzato in Francia, tre anni fa: una donna era rimasta sfigurata dai morsi del suo cane e con un intervento durato 15 ore, le fu attaccato come una maschera la faccia di una donna 46enne deceduta qualche giorno prima. Isabelle Dinoire, che all'eta' di 38 anni aveva perso labbra, guance, mento e gran parte del naso, dopo il trapianto a poco a poco recupero' la sensazione normale della pelle e il controllo dei muscoli facciali.
L'intervento suscitò però un'ondata di polemiche, perchè molti sollevarono questioni di carattere etico. Successivamente un altro trapianto venne realizzato su un uomo sfigurato da una malattia genetica e piu' tardi, in Cina, su un contadino che era stato deturpato dall'attacco di un orso. Proprio in occasione del trapianto realizzato in Francia, la Siemionow aveva preannunciato l'intenzione di compiere interventi simili per aiutare le persone sfigurate a superare i problemi emotivi e le difficolta' nei rapporti personali.
"Non esistono buone alternative terapeutiche per persone che siano state gravemente bruciate o pazienti con ampie lesioni facciali", disse in quell'occasione la chirurga che ha realizzato l'intervento negli Stati Uniti. La notizia del trapianto in Usa è stata data dal 'Washington Post' nella sua pagina web e gli esperti interpellati dal quotidiano osservano pero' che ancora esistono molti pericoli relativi a un cosi' delicato trapianto.
"Un caso è solo un aneddoto: non crea la base scientifica per poter dire che l'intervento e' sicuro per il paziente", ha osservato Carson Strong, professore di etica e valori umani al College of Medicine dell'Universita' del Tennessee. Il problema maggiore rimane il rigetto, che potrebbe richiedere di asportare il volto trapiantato.
Nel caso della donna francese, Isabelle subì due violentissime reazioni del sistema immunitario e i farmaci immuno-soppressori a cui fu sottoposta le provocarono una serie di malattie infettive e, a un certo punto, anche un problema epatico. Se il volto trapiantato dovesse esser asportato, "l'effetto sarebbe un'enorme ferita al volto del paziente. E in questo caso, il paziente rimarrebbe in una situazione ben peggiore della precedente".(Affaritaliani)
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martedì 16 dicembre 2008
L'omicidio di Via Poma: morso sul seno di Simonetta Cesaroni. Perizia sui denti dell'ex fidanzato
Proseguono le indagini sulla morte della ragazza uccisa il 7 agosto del 1990: verranno sovrapposte le impronte dei denti di Raniero Busco con quelle lasciate sul seno sinistro dall'assassino.
Roma, 16 dicembre 2008 - Continuano le indagini sul delitto di Simonetta Cesaroni. La Procura di Roma ha disposto una nuova consulenza medico legale per cercare di attribuire con chiarezza chi abbia ucciso la ragazza che fu trovata cadavere il 7 agosto del 1990, in un appartamento ad uso ufficio in via Poma.
Dopo gli accertamenti sulle tracce di sangue presenti sul luogo del delitto gli inquirenti vogliono avere una risposta rispetto ai segni del morso che fu lasciato, secondo l’ufficio dell’accusa quasi sicuramente al momento della morte, su un seno della vittima. Per questo i pm Roberto Cavallone e Ilaria Calò, nei giorni scorsi, hanno affidato a due medici legali ed a due chirurghi dentisti il rilevamento dell’arcata dentaria dell’ex fidanzato di Simonetta, Raniero Busco.
Chi indaga vuole capire se è possibile sovrapporre l’impronta dei denti di Busco con le immagini del seno sinistro e del morso, così come sono ricavabili dalle foto scattate al momento dell’autopsia e del ritrovamento del cadavere. Busco è stato coinvolto nella nuova inchiesta a causa di una traccia di saliva riscontrata sul corpetto che aveva indosso Simonetta. I consulenti hanno avuto 60 giorni di tempo per rispondere a tutti i diversi quesiti posti dai pm Calò e Cavallone; a anche a quelle domande che sono state fatte dalla difesa, riguardo in particolare, alla difficoltà di restituire un attendibile grado di compatibilità tra un immagine, che ha due dimensioni, ed un rilievo che ne ha tre. Inoltre nel corso del tempo, i denti si spostano seppure per alcuni millimetri, lungo l’arcata dentaria.
Dalle tracce ematiche, sinora, non c’è stato alcun elemento a carico di Busco, vista la impossibilità di attribuire alcuno dei rilievi di sangue presenti nell’appartamento. L’uomo, che è indagato per omicidio volontario è assistito dall’avvocato Paolo Loria. A piazzale Clodio si mantiene il più stretto riserbo sui tempi per una definizione dell’inchiesta. Si vuole attendere questo ulteriore esame.
Simonetta lavorava negli uffici dell’Associazione italiana alberghi della gioventù e fu massacrata da 29 coltellate, tutte profonde diversi centimetri e tutte mirate verso zone vitali: cuore, carotide, giugulare. La vittima, però al momento dei colpi, era quasi sicuramente esanime. Quando viene ritrovato, dopo l’allarme della sorella e dei genitori di Simonetta, il cadavere è riverso sul pavimento, in una pozza di sangue. Il corpo è seminudo, ma non ha subito violenza carnale.
L’assassino ha portato via quasi tutti gli indumenti. Il cadavere viene ritrovato con indosso solo la canottiera di seta e i calzini. Il reggiseno è arrotolato intorno al collo e le scarpe sono disposte in ordine in un angolo della stanza. Due grossi ematomi all’altezza dei fianchi rivelano che Simonetta, con ogni probabilità, è stata tenuta con forza sul pavimento.
(Quotidiano Net)
Roma, 16 dicembre 2008 - Continuano le indagini sul delitto di Simonetta Cesaroni. La Procura di Roma ha disposto una nuova consulenza medico legale per cercare di attribuire con chiarezza chi abbia ucciso la ragazza che fu trovata cadavere il 7 agosto del 1990, in un appartamento ad uso ufficio in via Poma.
Dopo gli accertamenti sulle tracce di sangue presenti sul luogo del delitto gli inquirenti vogliono avere una risposta rispetto ai segni del morso che fu lasciato, secondo l’ufficio dell’accusa quasi sicuramente al momento della morte, su un seno della vittima. Per questo i pm Roberto Cavallone e Ilaria Calò, nei giorni scorsi, hanno affidato a due medici legali ed a due chirurghi dentisti il rilevamento dell’arcata dentaria dell’ex fidanzato di Simonetta, Raniero Busco.
Chi indaga vuole capire se è possibile sovrapporre l’impronta dei denti di Busco con le immagini del seno sinistro e del morso, così come sono ricavabili dalle foto scattate al momento dell’autopsia e del ritrovamento del cadavere. Busco è stato coinvolto nella nuova inchiesta a causa di una traccia di saliva riscontrata sul corpetto che aveva indosso Simonetta. I consulenti hanno avuto 60 giorni di tempo per rispondere a tutti i diversi quesiti posti dai pm Calò e Cavallone; a anche a quelle domande che sono state fatte dalla difesa, riguardo in particolare, alla difficoltà di restituire un attendibile grado di compatibilità tra un immagine, che ha due dimensioni, ed un rilievo che ne ha tre. Inoltre nel corso del tempo, i denti si spostano seppure per alcuni millimetri, lungo l’arcata dentaria.
Dalle tracce ematiche, sinora, non c’è stato alcun elemento a carico di Busco, vista la impossibilità di attribuire alcuno dei rilievi di sangue presenti nell’appartamento. L’uomo, che è indagato per omicidio volontario è assistito dall’avvocato Paolo Loria. A piazzale Clodio si mantiene il più stretto riserbo sui tempi per una definizione dell’inchiesta. Si vuole attendere questo ulteriore esame.
Simonetta lavorava negli uffici dell’Associazione italiana alberghi della gioventù e fu massacrata da 29 coltellate, tutte profonde diversi centimetri e tutte mirate verso zone vitali: cuore, carotide, giugulare. La vittima, però al momento dei colpi, era quasi sicuramente esanime. Quando viene ritrovato, dopo l’allarme della sorella e dei genitori di Simonetta, il cadavere è riverso sul pavimento, in una pozza di sangue. Il corpo è seminudo, ma non ha subito violenza carnale.
L’assassino ha portato via quasi tutti gli indumenti. Il cadavere viene ritrovato con indosso solo la canottiera di seta e i calzini. Il reggiseno è arrotolato intorno al collo e le scarpe sono disposte in ordine in un angolo della stanza. Due grossi ematomi all’altezza dei fianchi rivelano che Simonetta, con ogni probabilità, è stata tenuta con forza sul pavimento.
(Quotidiano Net)
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lunedì 15 dicembre 2008
Accecò ragazza con acido,stessa pena per l'uomo. Occhio per Occhio

Iran, vittima: "Non voglio si ripeta"
Nassuna pietà per il suo aguzzino che, 4 anni fa, le versò addosso un secchio di acido solforico accecandola e sfigurandola. Così Ameneh Bahrami, la giovane iraniana rovinata per sempre da un suo ex spasimante appoggia la sentenza con cui il tribunale di Teheran ha condannato l'uomo a subire lo stesso scempio. "Se voglio l'applicazione della legge del taglione - ha detto la donna - è per far sì che ciò che ho subito non accada ad altre donne".
Ameneh Bahrami si è affidata al 'Washington Post' per spiegare perché non intende mostrare pietà nei confronti del 27enne, Majid. L'uomo aveva messo in atto la terribile vendetta dopo che Ameneh, che oggi ha 31 anni, aveva respinto più volte la sua richiesta di matrimonio. "In un'età in cui dovrei indossare un abito nuziale, sto chiedendo che venga versato dell'acido negli occhi di qualcuno'', ha detto la giovane donna in un'intervista al quotidiano americano. Majid ha riconosciuto il suo crimine, commesso quattro anni fa in una strada di Teheran. Ameneh, oltre a perdere la vista, è rimasta gravemente sfregiata e porta i segni dell'aggressione in varie parti del corpo, malgrado lunghe cure in Spagna. "Qual era la mia colpa, quella di voler scegliere liberamente l'uomo che volevo sposare?", si chiede Ameneh nell'intervista.Secondo la legge iraniana, fondata sulla sharia, le lesioni volontarie sono punite con la legge del taglione (qesas), che impone al condannato il medesimo trattamento da lui riservato alla vittima. "Si tratta di un caso estremo di violenza sociale, ma i delitti d'onore sono in aumento in Iran", ha commentato con il 'Washington Post' la giornalista iraniana Asieh Amini, che si occupa di diritti umani ed è contraria alla legge del taglione. "I delitti d'onore sono una reazione violenta alle limitazioni imposte alla libertà sessuale in questo Paese", ha aggiunto.
Ameneh Bahrami si è affidata al 'Washington Post' per spiegare perché non intende mostrare pietà nei confronti del 27enne, Majid. L'uomo aveva messo in atto la terribile vendetta dopo che Ameneh, che oggi ha 31 anni, aveva respinto più volte la sua richiesta di matrimonio. "In un'età in cui dovrei indossare un abito nuziale, sto chiedendo che venga versato dell'acido negli occhi di qualcuno'', ha detto la giovane donna in un'intervista al quotidiano americano. Majid ha riconosciuto il suo crimine, commesso quattro anni fa in una strada di Teheran. Ameneh, oltre a perdere la vista, è rimasta gravemente sfregiata e porta i segni dell'aggressione in varie parti del corpo, malgrado lunghe cure in Spagna. "Qual era la mia colpa, quella di voler scegliere liberamente l'uomo che volevo sposare?", si chiede Ameneh nell'intervista.Secondo la legge iraniana, fondata sulla sharia, le lesioni volontarie sono punite con la legge del taglione (qesas), che impone al condannato il medesimo trattamento da lui riservato alla vittima. "Si tratta di un caso estremo di violenza sociale, ma i delitti d'onore sono in aumento in Iran", ha commentato con il 'Washington Post' la giornalista iraniana Asieh Amini, che si occupa di diritti umani ed è contraria alla legge del taglione. "I delitti d'onore sono una reazione violenta alle limitazioni imposte alla libertà sessuale in questo Paese", ha aggiunto.
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Su YouTube arriva un nuovo “Centro abusi e sicurezza”
Scritto daGuglielmo Rubini
Il portale di video-sharing intensifica gli strumenti a disposizione della community per difendersi da eventuali abusi o violenze. La linea è sempre la stessa: il controllo dall’alto non può funzionare, gli utenti vanno responsabilizzati e spinti ad auto-difendersi.
Se la piattaforma di pubblicazione è disintermediata, un controllo efficace dovrà essere per forza di cose distribuito e dal basso. YouTube ribadisce la propria posizione in materia di moderazione dei contenuti. E così come ha fatto in occasione di molte dispute giudiziarie (a cominciare da quelle sul copyright), passa la “patata bollente” alla comunità stessa, che è ora invitata ad auto-responsabilizzarsi maggiormente.E’ questa la finalità del nuovo spazio inaugurato all’interno del portale, “Abuse and Safety Center“, in cui gli utenti sono invitati a denunciare gli eventuali episodi di abusi: dalle violazioni delle norme della community (tra cui anche quelle più restrittive varate di recente per i contenuti forti), al cyberbullismo, passando per i contenuti che istigano all’odio, gli abusi sessuali su minori, gli annunci di suicidio o la più banale (ma spesso tragica per molti adolescenti) “personificazione“, ovvero quando un utente “clona” il profilo di un altro membro e utilizza le sue generalità.
Sono state implementate anche nuove funzionalità per gestire i commenti e scoprire se un utente posta ripetutamente commenti offensivi sul proprio canale, così come spiegato nel video alla fine dell’articolo.Accanto ai nuovi strumenti di segnalazione, ci sono anche indicazioni più precise sulle associazioni a cui rivolgersi per eventuali dubbi o per trovare un supporto psicologico adeguato. Per ora sono tutte statunitensi (Anti-Defamation League, National Center for Missing and Exploited Children, the National Crime Prevention Council), ma è facile supporre che simili indicazioni saranno presto localizzate anche in altri paesi.Anche perché, a dispetto delle norme della community e del divieto “ufficiale” di accesso ai minori di 13 anni (di fatto del tutto inefficace), su YouTube continuano ad imperversare i casi di abusi, soprattutto (ma non solo) tra ragazzi in età scolare. In questo modo Google si dota di un altro strumento di difesa (“la community ha gli strumenti per auto-proteggersi”) da esibire durante i procedimenti giudiziari. Un processo relativo ad un caso di bullismo contro un bambino down si celebrerà presto proprio in Italia.
Il portale di video-sharing intensifica gli strumenti a disposizione della community per difendersi da eventuali abusi o violenze. La linea è sempre la stessa: il controllo dall’alto non può funzionare, gli utenti vanno responsabilizzati e spinti ad auto-difendersi.
Se la piattaforma di pubblicazione è disintermediata, un controllo efficace dovrà essere per forza di cose distribuito e dal basso. YouTube ribadisce la propria posizione in materia di moderazione dei contenuti. E così come ha fatto in occasione di molte dispute giudiziarie (a cominciare da quelle sul copyright), passa la “patata bollente” alla comunità stessa, che è ora invitata ad auto-responsabilizzarsi maggiormente.E’ questa la finalità del nuovo spazio inaugurato all’interno del portale, “Abuse and Safety Center“, in cui gli utenti sono invitati a denunciare gli eventuali episodi di abusi: dalle violazioni delle norme della community (tra cui anche quelle più restrittive varate di recente per i contenuti forti), al cyberbullismo, passando per i contenuti che istigano all’odio, gli abusi sessuali su minori, gli annunci di suicidio o la più banale (ma spesso tragica per molti adolescenti) “personificazione“, ovvero quando un utente “clona” il profilo di un altro membro e utilizza le sue generalità.
Sono state implementate anche nuove funzionalità per gestire i commenti e scoprire se un utente posta ripetutamente commenti offensivi sul proprio canale, così come spiegato nel video alla fine dell’articolo.Accanto ai nuovi strumenti di segnalazione, ci sono anche indicazioni più precise sulle associazioni a cui rivolgersi per eventuali dubbi o per trovare un supporto psicologico adeguato. Per ora sono tutte statunitensi (Anti-Defamation League, National Center for Missing and Exploited Children, the National Crime Prevention Council), ma è facile supporre che simili indicazioni saranno presto localizzate anche in altri paesi.Anche perché, a dispetto delle norme della community e del divieto “ufficiale” di accesso ai minori di 13 anni (di fatto del tutto inefficace), su YouTube continuano ad imperversare i casi di abusi, soprattutto (ma non solo) tra ragazzi in età scolare. In questo modo Google si dota di un altro strumento di difesa (“la community ha gli strumenti per auto-proteggersi”) da esibire durante i procedimenti giudiziari. Un processo relativo ad un caso di bullismo contro un bambino down si celebrerà presto proprio in Italia.
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Fa sesso come vuoi, quando vuoi e non chiede nulla in cambio. Chi? La real doll, in perenne innovazione
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di David Migliori
Ormai ci siamo. Ancora qualche piccolo accorgimento per superare la freddezza tipica di ogni essere inanimato, l’inserimento del movimento e finalmente l’uomo potrà dire addio alle donne di carne. Sempre che si accontenti di manichini al posto delle femmine reali, s’intende….
Una comoda compagna di siliconeSi fanno chiamare real dolls, ma di reale hanno solo l’apparenza. Però, se un giorno le donne decideranno di far da sé e di liberarsi dei maschi per tutto e in tutto, gli abbandonati saranno costretti a ricorrere, volenti o nolenti, a compagne di silicone.Per loro fortuna, l’innovazione in questo campo corre rapida e il grado di verosimiglianza raggiunta dalle più recenti creazioni di quelle che una volta erano “solo” bambole gonfiabili lascia allibiti. Per rendersene conto è sufficiente vedere le varietà di donne proposte da http://www.realdoll.com/. Si realizza il sogno di ogni uomo: poter scegliere le caratteristiche fisiche della propria donna ideale. Dal colore dei capelli alla pelle, dalla carnosità delle labbra al taglio degli occhi, dalle dimensioni del seno a quelle del sedere, i modelli proposti sono in grado di soddisfare ogni gusto.
Ormai ci siamo. Ancora qualche piccolo accorgimento per superare la freddezza tipica di ogni essere inanimato, l’inserimento del movimento e finalmente l’uomo potrà dire addio alle donne di carne. Sempre che si accontenti di manichini al posto delle femmine reali, s’intende….
Una comoda compagna di siliconeSi fanno chiamare real dolls, ma di reale hanno solo l’apparenza. Però, se un giorno le donne decideranno di far da sé e di liberarsi dei maschi per tutto e in tutto, gli abbandonati saranno costretti a ricorrere, volenti o nolenti, a compagne di silicone.Per loro fortuna, l’innovazione in questo campo corre rapida e il grado di verosimiglianza raggiunta dalle più recenti creazioni di quelle che una volta erano “solo” bambole gonfiabili lascia allibiti. Per rendersene conto è sufficiente vedere le varietà di donne proposte da http://www.realdoll.com/. Si realizza il sogno di ogni uomo: poter scegliere le caratteristiche fisiche della propria donna ideale. Dal colore dei capelli alla pelle, dalla carnosità delle labbra al taglio degli occhi, dalle dimensioni del seno a quelle del sedere, i modelli proposti sono in grado di soddisfare ogni gusto.
Anche di “genere” visto che esiste anche il bambolotto di sesso maschile e la serie “female”, per gli appassionati dei travestiti...Certo, i giocattoli sessuali di lattice non sono per tutte le tasche, visto che i prezzi variano dai 6 ai 10mila euro. Una volta portata a casa una compagna senz’anima, meglio dedicarle la giusta attenzione, che in questo caso significa anche un look adeguato. Sul sito esiste un guardaroba per la propria ragazza di lattice e, ovviamente, è l’intimo ad andare per la maggiore….
Dolls da vestireMa in internet è possibile imbattersi in siti dove il piacere di vestire e rivestire dei modelli di donne ed uomini ha poco di che libidinoso; un altro genere di dolls questo, che con le “real” ha in comune solo la duttilità. C’è chi le chiama cartoon dolls e sono a disposizione dei navigatori, ma solo virtualmente e per scopi molto più innocenti delle bambolone formose.Per capire di cosa si tratta basta dare un’occhiata a portali come http://www.games2girls.tv/ o http://www.cartoondollemporium.com/, vere porte d’ingresso ad un mare di giochi per il gentil sesso in giovane età.“Giochi” sui generis: ci sono quelli dove il divertimento consiste nel far indossare vestitini ad una bambola virtuale, altri per provare il trucco, altri ancora dove l’abilità è quella ai fornelli… ma sono solo alcuni esempi, perché ci sono anche games dove si gioca a fare la
parrucchiera per creare le acconciature più belle o stravaganti, quelli dove ci si inventa estetiste, stiliste, organizzatrice di eventi e sfilate…
parrucchiera per creare le acconciature più belle o stravaganti, quelli dove ci si inventa estetiste, stiliste, organizzatrice di eventi e sfilate…Ma quel che più amano le ragazze è provare e riprovare abiti sempre nuovi e diversi. Non potendo realizzare questo desiderio ossessivo nella realtà, internet offre oggi la possibilità di farlo on-line. Per le amanti del “dress-up” (vestire/indossare) la scelta non manca. Siti come http://www.dressupwho.com/ o http://www.i-dressup.com/ permettono di giocare coi look del passato e del presente, con quelli reali e quelli immaginari, si possono vestire donne che sembrano quasi reali e altre dalle forme da cartoon, altre ancora in perfetto stile manga; si può creare l’abito più adatto per animali e personaggi immaginari. Si possono costruire le modelle secondo i propri gusti, e divertirsi a cambiare trucco, capelli e look all’infinito.E anche la moda si è accorta di quel che accade in internet. E’ di questi giorni la notizia che la stilista Alberta Ferretti è oggi disponibile in forma virtuale sul sito http://www.stardoll.com/ con le riproduzioni in pixel delle sue collezioni. Basta un clic per provare gli abiti che sono realmente in vendita nelle boutique. Non è escluso che qualcuna delle 8 milioni di visitatrici che ogni mese passano dal sito stardolls si convinca poi a fare una capatina al negozio di abbigliamento…(Affaritaliani)
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venerdì 12 dicembre 2008
Usa/ Abu Ghraib, storia dello scandalo. Condannati 12 militari, nessun alto ufficiale o politico

Roma, 12 dic. (Apcom) - Lo scandalo legato agli abusi e alle torture inflitte ai detenuti iracheni del carcere di Abu Ghraib - per molti osservatori americani una vergogna nazionale - venne alla luce nell'aprile del 2004, grazie a un'inchiesta del programma "60 minutes" della Cbs: il newsmagazine diffuse le prime foto dei maltrattamenti commessi da alcuni militari del 372esimo battaglione della Polizia Militare statunitense.
Le foto fecero subito il giro del mondo: mostravano detenuti iracheni in situazioni umilianti, nudi, ammucchiati a piramide, incappucciati e collegati a finti elettrodi. Mostravano anche cadaveri tumefatti e cani dall'aria ringhiosa vicino a uomini denudati; un piccolo angolo di orrore. A fianco, spesso, i soldati, uomini e donne col sorriso smagliante e l'aria di essere in gita.
Nel 2005, un rapporto dell'Ispettore Generale dell'eserctio sposò la tesi delle "mele marce": tutta colpa di alcuni sottoposti, mentre furono esentati da biasimo il generale Ricardo Sanchez allora capo delle forze Usa in Iraq nonché i suoi vice. Il generale Janis Karpinski, all'epoca capo della rete delle prigioni in Iraq, fu degradata al rango di colonnello e di fatto privata di ogni possibilità di carriera. E' stata la più alta in grado sanzionata.
Le forze armate statunitensi avevano avviato un'inchiesta già nel 2003 nei confronti di alcuni militari del 320o battaglione, come accertato da un rapporto stilato dal generale Antonio Taguba, responsabile della commissione di inchiesta sullo scandalo ordinata dall'esercito. Taguba aggiungeva inoltre che responsabili dei maltrattamenti sarebbero stati anche dei funzionari delle "Oga" ("altre agenzie del governo" federale), eufemismo di solito utilizzato per indicare la Cia.
Ci fu anche la pubblica assunzione di responsabilità dell'allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld (che parlò però di "abusi" e non di "torture"), e che comunque rimase al suo posto. Invece, l'iter giudiziario intrapreso dalle forze armate si è concentrato su dodici militari che lavoravano in quel carcere e che sono stati condannati per vari capi di imputazione tra cui cospirazione, violenze, maltrattamenti e intralcio alla giustizia; nessuno per omicidio nonostante alcuni detenuti siano morti a causa degli abusi.
Il caporale Charles Graner è stato condannato nel gennaio del 2005 a dieci ani di carcere; il sergente Ivan Frederick a 8 anni, il caporale Lynndie England a tre anni, gli altri a pene minori; tra le altre vittime dell'inchiesta vanno contati il comandante del battaglione, colonnello Thomas Pappas, multato e oggetto di una reprimenda ufficiale.
Janis Karpinski aveva accusato anche l'allora comandante in capo delle truppe in Iraq, generale Ricardo Sanchez, di essere al corrente e di avere autorizzato le pratiche di interrogatorio in vigore nella prigione, ma quelle accuse non vennero mai provate: di fatto, una commissione del Pentagono concluse che non vi erano prove della colpevolezza diretta degli alti comandi militari o politici, e i diretti superiori di Pappas e Karpinski sono stati successivamente promossi. Va notato che anche il generale Taguba è stato successivamente messo in pensione anzitempo per ordine del Pentagono e senza spiegazioni ufficiali.
La vicenda - insieme alle pratiche in vigore nel carcere militare di Guantanamo e in altre carcere militari americane nel mondo e insieme allo scandalo poi scoppiato delle "extraordinary renditions" e dei cosiddetti "voli Cia" - mise in luce la politica adottata dall'Amministrazione Bush per ottenere informazioni dai detenuti. Una politica già messa in dubbio dalle stesse forze armate nel 2003 perché in violazione della Convenzione di Ginevra. La posizione dei consiglieri legali del governo era quella di ritenere i detenuti "combattenti nemici" e quindi non soggetti alla Convenzione, opinione poi bocciata dalla Corte Suprema. (Virgilio Notizie)
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Usa; Abu Ghraib, Rumsfeld "responsabile" di abusi detenuti

Rapporto Senato firmato anche da John McCain Roma, 12 dic. (Apcom) - John McCain butta definitivamente a mare l'amministrazione Bush. E' scritto in un rapporto della Commissione forze armate del Senato Usa: numerosi alti dirigenti dell'amministrazione uscente fra cui l'ex ministro della Difesa Donald H. Rumsfeld hanno responsabilità gravi e personali per gli abusi commessi nel carcere di Abu Ghraib in Iraq, ma anche nel carcere di Guantanamo sull'isola di Cuba e in altri centri militari di detenzione. Il testo porta la firma - bipartisan - del senatore democratico Carl Levin... e del senatore repubblicano dell'Arizona McCain, sconfitto da Barack Obama alle elezioni presidenziali. Il rapporto emerso nella serata americana indica che gli abusi fisici e mentali commessi nelle carceri dirette da americani furono il risultato diretto delle strategie della amministrazione Bush in materia di detenzione, e che non è possibile minimizzarli come l'operato di singole mele marce. Infatti le tecniche brutali di interrogatorio usate dalla Cia e dall'esercito Usa, indica il rapporto, furono direttamente adattate dalle tecniche usate per addestrare il personale delle forze speciali a resistere all e torture e agli abusi in caso di cattura. Fra quelle tecniche a cui resistere si elencano l'obbligo di spogliarsi, l'obbligo a mantenere posizioni faticose, la privazione del sonno e fino al 2003 il 'waterboarding', l'annegamento simulato. Il rapporto è il risultato di un'inchiesta durata quasi due anni che collega direttamente agli abusi commessi a Abu Ghraib (testimonianti dalle foto che emersero quattro anni fa) con le le strategie usate dal presidente Bush dopo gli attacchi dell'11 settembre, e i memorandum legali interni sulle modifiche delle tecniche di tortura e interrogatorio. Gran parte del testo presentato al Senato resta segreto: ne sono state pubblicate solo alcune parti, abbastanza da dare un quadro della situazione.(APCOM)
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giovedì 11 dicembre 2008
Profilattici Durex in crisi, non si guadagna più

"La crisi economica ti ha tolto il posto di lavoro? Consolati con i nostri nuovi giocattoli sessuali".Grosso modo è questo l'appello che si sono sentiti rivolgere i neozelandesi dall'azienda produttrice dei profilattici Durex: non si guadagna niente ma il divertimento è assicurato.Il rapporto sessualità ed economia sembra sembre più intrecciato e dopo leferie forzate anti "culla vuota" dei giapponesi, ecco un'altra trovata per affrontarlo in modo originale.La cosa buffa è che in tempo di "vacche magre" uno si sarebbe aspettato un'offerta di lavoro e il invece come spiega David Rae, manager neozelandese della compagnia, "i 100 sexecutives, con almeno 16 anni, che dovranno testare il nuovo sex toy non saranno retribuiti, ma - promette - si divertiranno molto"."Per noi è importante avere feedback regolari per poter continuare a sviluppare prodotti che miglioreranno il piacere e il benessere sessuale", riferisce Rae.Per me, senza lavoro, sarà difficile continuare a comprare prodotti che miglioreranno il piacere e il benessere sessuale, ma non dubito che, essendo divertimento gratuito, i 100 fortunati sexecutives non farà fatica a trovarli. Chissà se almeno glieli regalerà questi sex toys alla fine dei test?
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Finisce in manette il titolare del Sesto Senso

I carabinieri hanno fatto irruzione nel locale alla prime luci dell’albaLe misure cautelari sono state concesse dal Gip su richiesta del pubblico ministero Andrea Laurino Sfruttamento della prostituzione, Antonio Prenna rinchiuso in carcere. Ai domiciliari la sua convivente.
APPIGNANO - I carabinieri del Reparto operativo di Macerata hanno arrestato Antonio Prenna, 44 anni, titolare del night Sesto Senso di Appignano e la sua compagna Gina Patrascu, di 24. I militari dell’Arma, guidati dal tenente colonnello Marco Cuccuini, sono entrati in azione all’alba di ieri e hanno eseguito, proprio nel locale notturno, un’ ordinanza di misura cautelare in carcere nei confronti di Prenna (residente ad Appignano) e una misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti della convivente, nonchè socia nella conduzione del night. Il provvedimento era stato emesso dal gip di Macerata, Enrico Pannaggi su richiesta del sostituto procuratore Andrea Laurino, titolare dell’inchiesta. Per entrambi gli indagati l’accusa è di concorso nel favoreggiamento e nello sfruttamento della prostituzione. Secondo l’attività d’indagine svolta in diverse fasi dai carabinieri del Reparto operativo, risulterebbe che all’interno del locale notturno lavoravano numerose ballerine - sulla carta “figuranti di sala” - per lo più di origine straniera, che non si limitavano soltanto a ballare o comunque ad intrattenere i clienti, ma all’occorrenza - e assai di frequente - si rendevano disponibili anche a compiere atti sessuali. Gli episodi incriminati avvenivano dietro appositi separè. Incontri a luci rosse - stando a quanto accertato dai militari dell’Arma - con alcuni clienti che si dimostravano poi particolarmente generosi, offrendo alle stesse ballerine consumazioni più “costose” del dovuto. Drink sui quali le donne percepivano poi la loro adeguata percentuale. A corroborare l’attività d’indagine svolta negli ultimi mesi dai carabinieri del comando provinciale ci sono anche alcune testimonianze che hanno contribuito a chiarire il ruolo dei gestori del locale. I militari, una volta eseguiti tutti gli accertamenti del caso, hanno inviato un’accurata relazione al sostituto procuratore Laurino, il quale a sua volta ha convinto il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Macerata a emettere le due ordinanze di custodia cautelare. Prenna è stato condotto nel carcere di Camerino, mentre alla sua giovane convivente romena l’autorità giudiziaria, come detto, ha concesso la misura degli arresti domiciliari. E’ probabile che entrambi, alla presenza del loro legale di fiducia, l’avvocato Paolo Giustozzi del foro di Macerata, vengano sentiti nei prossimi giorni dalla stessa magistratura per chiarire la loro posizione e per difendersi dalle accuse che gli sono state mosse.Diversi i controlli effettuati negli ultimi tempi dalle forze dell’ordine nel night di Appignano. Lo scorso ottobre la polizia si presentò nel locale per notificare al titolare un provvedimento amministrativo emesso dal questore Paolo Passamonti con il quale venne disposta, con effetto immediato, la sospensione delle licenze e quindi la chiusura temporanea dell’esercizio, con buona pace dei numerosi frequentatori. Il provvedimento era scattato al termine di una serie di controlli tra cui l’ultimo, effettuato circa due settimane prima dal personale della divisione di polizia amministrativa della Questura di Macerata nel corso del quale all’interno del locale - che successivamente è stato riaperto - erano state sorprese delle persone intente a compiere atti osceni in luogo pubblico. Ora Prenna e Patrascu, i due gestori del locale notturno, sono stati arrestati. (Corriere Adriatico)
DANIEL FERMANELLI
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Non trovi l'anima gemella? C'è Aiko, il primo robot che soddisfa ogni tua esigenza

Canada, sembra una 20enne giapponese
Troppo impegnato con gli studi per trovare l'anima gemella, lo scienziato Le Trung, 33enne nato in Giappone ma cresciuto in Canada, ha deciso di crearla da sè. E' nata così Aiko, un robot-donna, che ha le sembianze di una ventenne nipponica. La creatura, ispirata a C3PO del film "Guerre stellari", sa riconoscere cibi e bevande, pulisce ed è in grado di svolgere i compiti domestici. "Ha tutti i sensi, tranne l'olfatto", ha dichiarato Le.
L'inventore della fanciulla replicante, alta 152 centimetri, ha lavorato al progetto per due anni e ha speso quasi 16mila euro per realizzarlo. Le Trung ha dichiarato di aver dovuto vendere la sua auto e chiedere prestiti. Era talmente convinto del successo della sua creatura, che non ha avuto esitazioni nel privarsi di alcuni oggetti personali. Aiko riconosce i colori, legge in giapponese e in inglese, pronuncia 13mila frasi in entrambe le lingue, ed è in grado di risolvere le equazioni di matematica."Come una donna vera, reagisce se viene toccata in alcuni posti", ha detto Le, "se la si abbraccia o la stringe troppo forte, lei reagirà con uno schiaffo. Ha tutti i sensi tranne l'olfatto". Il robot, per ora, non è stato programmato per fare da partner sessuale. Ma, ha spiegato lo scienziato, "il suo software può essere riprogrammato in modo da farle simulare un orgasmo". "Voglio farla sembrare, sentire e agire come un essere umano, in modo tale che possa diventare la compagna perfetta", ha aggiunto.Le Trung ha avuto un leggero infarto a novembre dello scorso anno e ha detto che, se dovesse ammalarsi in futuro, forse Aiko potrebbe occuparsi di lui. "E' molto paziente e non si lamenta mai". La bambola robot è stata presentata anche al pubblico. "Le donne normalmente cercano di parlare con lei", ha spiegato Le, "ma gli uomini preferiscono toccarla anche in modo violento beccandosi uno schiaffone come risposta da Aiko".(TGCOM)
Troppo impegnato con gli studi per trovare l'anima gemella, lo scienziato Le Trung, 33enne nato in Giappone ma cresciuto in Canada, ha deciso di crearla da sè. E' nata così Aiko, un robot-donna, che ha le sembianze di una ventenne nipponica. La creatura, ispirata a C3PO del film "Guerre stellari", sa riconoscere cibi e bevande, pulisce ed è in grado di svolgere i compiti domestici. "Ha tutti i sensi, tranne l'olfatto", ha dichiarato Le.
L'inventore della fanciulla replicante, alta 152 centimetri, ha lavorato al progetto per due anni e ha speso quasi 16mila euro per realizzarlo. Le Trung ha dichiarato di aver dovuto vendere la sua auto e chiedere prestiti. Era talmente convinto del successo della sua creatura, che non ha avuto esitazioni nel privarsi di alcuni oggetti personali. Aiko riconosce i colori, legge in giapponese e in inglese, pronuncia 13mila frasi in entrambe le lingue, ed è in grado di risolvere le equazioni di matematica."Come una donna vera, reagisce se viene toccata in alcuni posti", ha detto Le, "se la si abbraccia o la stringe troppo forte, lei reagirà con uno schiaffo. Ha tutti i sensi tranne l'olfatto". Il robot, per ora, non è stato programmato per fare da partner sessuale. Ma, ha spiegato lo scienziato, "il suo software può essere riprogrammato in modo da farle simulare un orgasmo". "Voglio farla sembrare, sentire e agire come un essere umano, in modo tale che possa diventare la compagna perfetta", ha aggiunto.Le Trung ha avuto un leggero infarto a novembre dello scorso anno e ha detto che, se dovesse ammalarsi in futuro, forse Aiko potrebbe occuparsi di lui. "E' molto paziente e non si lamenta mai". La bambola robot è stata presentata anche al pubblico. "Le donne normalmente cercano di parlare con lei", ha spiegato Le, "ma gli uomini preferiscono toccarla anche in modo violento beccandosi uno schiaffone come risposta da Aiko".(TGCOM)
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Inchiesta/ A Taranto si muore di diossina. In piazza contro l'Ilva. Mazza (primario di Ematologia) ad Affari: "Tumori aumentati del 40%"

A Taranto si muore. Per la diossina. Non ci sono più dubbi. Neonati, bambini, mamme. Commercianti, avvocati, medici. Studenti, operai e tanta tanta gente comune. Taranto non ce la fa più. Sta affogando. E ha provato a reagire, a dire "Basta" con una manifestazione nel centro della città, il 29 novembre. Tutti in piazza contro l'Ilva, contro la diossina, contro l'inquinamento che sta negando un futuro ai giovani e ai bimbi. Ventimila persone, molti i piccoli. "Ci avete rotto i polmoni", è lo slogan principale.
Non si respira più nella città pugliese. O quello che si respira fa morire. Quando si entra nella città dei due mari, non si può rimanere indifferenti. Una nuvola nera ti travolge, il colore del cielo è cambiato. E' grigio e invece anche solo 10 anni fa non lo era. C'è qualcosa che non va, e ora tutti, finalmente, se ne stanno accorgendo. Ai balconi sono appesi striscioni, anche se i balconi hanno cambiato colore. Persino i palazzi più colorati sono diventati rossastri. Quelle tinte maledette del veleno. Anche le pecore sono malate. Devono essere abbattute, per forza, sono malate. Notizia di oggi. Affaritaliani.it mostra le foto choc di come la diossina ha ridotto le bestie.
Non si respira più nella città pugliese. O quello che si respira fa morire. Quando si entra nella città dei due mari, non si può rimanere indifferenti. Una nuvola nera ti travolge, il colore del cielo è cambiato. E' grigio e invece anche solo 10 anni fa non lo era. C'è qualcosa che non va, e ora tutti, finalmente, se ne stanno accorgendo. Ai balconi sono appesi striscioni, anche se i balconi hanno cambiato colore. Persino i palazzi più colorati sono diventati rossastri. Quelle tinte maledette del veleno. Anche le pecore sono malate. Devono essere abbattute, per forza, sono malate. Notizia di oggi. Affaritaliani.it mostra le foto choc di come la diossina ha ridotto le bestie.
Taranto. 200 mila abitanti, due mari e il più grande impianto siderurgico europeo, l'Ilva (l'ex Italsider svenduto dallo Stato al gruppo di Emilio Riva). Quello che produce il 93% di tutta la diossina italiana e l'8,8 per cento di quella europea. Ha il triste primato di città più inquinata del continente. Sì, una piccola città inquina più di una grande metropoli giapponese.
DIOSSINA, IL TRIPLO DI SEVESO - Perché gli impianti industriali che le sono stati costruiti attorno sono più grandi della città stessa. Un problema che esiste da 30-40 anni, ma che ora sta diventando drammatico. La situazione sta degenerando, i bambini ne soffrono, le mamme hanno la diossina nel latte. Una sostanza si accumula nel tempo, e a Taranto ce n'è per 9 chili, il triplo di Seveso per intenderci (la città intossicata nel 1976).
Ma ora al via la protesta, grazie anche ai movimenti dei cittadini, alle trasmissioni tv che si sono occupate del caso, grazie alle associazioni ambientaliste. Grazie ai giovani e grazie anche a Facebook (il gruppo più famoso è Ti svegli la mattina respirando la diossina), dove i tarantini si sono mossi e hanno diffuso notizie agghiaccianti sullo stato di salute della città. Già, perché non tutti sanno che a Taranto, nel quartiere Tamburi (a ridosso dello stabilimento dell'Ilva) tutti fumano, anche i non fumatori, anche i bambini. A 10,11, 12 anni. Queste persone, senza volere e senza alcuna difesa, si "fumano" i cancerogeni industriali in quantità variabili a seconda del vento e delle condizioni meteoclimatiche. Ed è come se fumassero da anni, decenni.
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Spettacolo/ Finge di tagliarsi la gola. Ma la lama è vera...

Un giallo degno dei classici di Miss Marple: il 30enne attore di teatro Daniel Hoevels è quasi morto durante uno spettacolo teatrale in scena sabato scorso al Burgtheater di Vienna. Durante la rappresentazione del dramma "Maria Stuart" di Friedrich von Schiller il suo personaggio,
L'attore, che vestiva i panni di Mortimer, si doveva suicidare nei quinto atto dopo il tentato omicidio fallito alla regina Elisabetta, tagliandosi la gola con un coltello finto. Sul palco però qualcosa è andato storto. L'arma non era stata smussata e il giovane attore si è ritrovato, a sua insaputa, a usare una lama affilata.
L'attore, che vestiva i panni di Mortimer, si doveva suicidare nei quinto atto dopo il tentato omicidio fallito alla regina Elisabetta, tagliandosi la gola con un coltello finto. Sul palco però qualcosa è andato storto. L'arma non era stata smussata e il giovane attore si è ritrovato, a sua insaputa, a usare una lama affilata.
AVANTI CON LO SPETTACOLO - Più reale della finzione: quando si è tagliato la gola il sangue ha cominciato a scorrere, Hoevels si è accasciato a terra, ma il pubblico all'inizio non si sarebbe accorto di nulla ed ha continuato ad applaudire. L'attore si è trascinato dietro le quinte dove è stato subito soccorso da un medico e poi trasportato in ospedale. Nel frattempo lo spettacolo continuava. A rivelare l'incredibile vicenda il sito austriaco Oe24.at.
La polizia indaga ora sul misterioso caso: errore umano o tentato omicidio? L'attore di Amburgo è riuscito a cavarsela e la sera successiva ha ripreso a recitare con una vistosa fasciatura. "Probabilmente se la ferita fosse stata un po' più profonda e avesse toccato l'arteria Hoevels sarebbe dissanguato sul palco" ha dichiarato uno dei medici che hanno curato l'attore a Oe24. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe stata la stessa troupe ad arrivare a Vienna con il coltello di scena difettoso. «Solo un tragico incidente», un comunicato dei responsabili del teatro viennese. "Io sto bene, ma con quella scena avrò d'ora in avanti sempre una sgradevole sensazione", le parole dell'attore. (Affaritaliani)
La polizia indaga ora sul misterioso caso: errore umano o tentato omicidio? L'attore di Amburgo è riuscito a cavarsela e la sera successiva ha ripreso a recitare con una vistosa fasciatura. "Probabilmente se la ferita fosse stata un po' più profonda e avesse toccato l'arteria Hoevels sarebbe dissanguato sul palco" ha dichiarato uno dei medici che hanno curato l'attore a Oe24. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe stata la stessa troupe ad arrivare a Vienna con il coltello di scena difettoso. «Solo un tragico incidente», un comunicato dei responsabili del teatro viennese. "Io sto bene, ma con quella scena avrò d'ora in avanti sempre una sgradevole sensazione", le parole dell'attore. (Affaritaliani)
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mercoledì 10 dicembre 2008
Riano: sequestrato un paese abusivo alle porte della Capitale


Individuati 117 edifici costruiti su 16 lottizzazioni non autorizzate, su una superficie di oltre 13o ettari.
ROMA - Un intero paese, nuovo fiammante, e totalmente abusivo, realizzato senza permessi e concessioni edilizie: 117 edifici costruiti su 16 lottizzazioni abusive per una superficie pari a 131 ettari. Sono le cifre del maxi sequestro effettuato dal Comando Provinciale di Roma del Corpo forestale dello Stato a Riano, piccolo Comune alle porte della Capitale. L'area interessata dal sequestro si trova a pochi chilometri dal centro storico della cittadina, tra le vie Flaminia e Tiberina. L'operazione, una delle più vaste contro l'abusivismo edilizio condotte dalla Forestale negli ultimi anni, è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Tivoli e ha visto iscritte sul registro degli indagati 193 persone, alle quali è stato contestato il reato di lottizzazione abusiva.
ZONA AGRICOLA - Nell'area del sequestro, classificata come zona agricola, sarebbe stata
consentita l'edificazione strettamente correlata all'attività e allo sviluppo delle imprese agricole, con la sola possibilità, ma a specifiche e tassative condizioni, di realizzare dei borghetti agricoli. Sono stati invece costruiti immobili, già in parte abitati, che mancavano di ogni presupposto legato al processo di coltivazione dei terreni. Gli interventi edilizi abusivi hanno letteralmente stravolto, rendendola ormai irriconoscibile, l'intera area. Oltre ai 117 edifici a destinazione residenziale, sono state costruite recinzioni e strade ed effettuati diversi interventi di urbanizzazione.
193 INDAGATI - Tra i 193 indagati figurano i titolari delle singole concessioni edilizie, i direttori dei lavori, i costruttori e alcuni funzionari dell'Ufficio tecnico del Comune di Riano. L'operazione, che ha visto impegnati oltre 260 Forestali, è il frutto di una lunga indagine avviata negli ultimi anni dal Comando Stazione di Castelnuovo di Porto su mandato della Procura della Repubblica di Tivoli.( Corriere.it)
consentita l'edificazione strettamente correlata all'attività e allo sviluppo delle imprese agricole, con la sola possibilità, ma a specifiche e tassative condizioni, di realizzare dei borghetti agricoli. Sono stati invece costruiti immobili, già in parte abitati, che mancavano di ogni presupposto legato al processo di coltivazione dei terreni. Gli interventi edilizi abusivi hanno letteralmente stravolto, rendendola ormai irriconoscibile, l'intera area. Oltre ai 117 edifici a destinazione residenziale, sono state costruite recinzioni e strade ed effettuati diversi interventi di urbanizzazione.193 INDAGATI - Tra i 193 indagati figurano i titolari delle singole concessioni edilizie, i direttori dei lavori, i costruttori e alcuni funzionari dell'Ufficio tecnico del Comune di Riano. L'operazione, che ha visto impegnati oltre 260 Forestali, è il frutto di una lunga indagine avviata negli ultimi anni dal Comando Stazione di Castelnuovo di Porto su mandato della Procura della Repubblica di Tivoli.( Corriere.it)

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martedì 9 dicembre 2008
cane travolto in autostrada, ne arriva un altro per salvarlo. Guarda video
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L'attacco dello squalo ad un sub nella gabbia di ferro
Il video del sub attaccato dallo squalo fa il giro del mondo, guarda...
per guardare il video vai qui
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Il parroco solo e tuttofare AAA sacrestano cercasi

La crisi del volontariato colpisce anche le parrocchie e ce ne sono alcune come quella di Finalmarina che soffrono più delle altre. Don Silvio Del Buono, parroco di San Giovanni Battista che, un tempo, riusciva a contare sull’aiuto del sacrestano e di numerose signore che, avendo tempo libero, si riunivano per pulire ed addobbare la chiesa tutte le setimane, ha dovuto tirarsi su le maniche e trasformarsi in tuttofare. Nessuno lo aiuta: ora il sacerdote deve fare tutto da solo. E per Don Silvio, che ha anche incarichi da svolgere in Diocesi a Savona, la situazione non è certamente di quelle che si possono definire buone. L’altro giorno, festa di Santa Barbara, patrona dei vigili del fuoco, Don Silvio era tra gli invitati illustri nella caserma di Finale Ligure dove ha celebrato la messa. Poi è dovuto correre via, abbandonando il tavolone di amici prima delle ore 14: perché doveva andare a sbrigare alcune faccende prima di aprire per le ore 15 la chiesa. «Continuare ad andare avanti in questa condizione - ha detto don Silvio - è difficile. Così stiamo pensando di assumere un sacrestano che possa aiutarmi almeno nel lavoro d’amministrazione. Da solo non riesco più a portare avanti le mille incombenze di cui ci si deve occupare». Insomma, il sacrestano a Finalmarina non c’è più ma Don Silvio è rimasto solo anche a fare le pulizie della parrocchia. «Per la verità - ha aggiunto ilo sacerdote - una signora che mi dà una mano, con grande impegno, c’è ma la nostra chiesa è enorme e anche in due si è comunque in pochi». S’intravede nelle parole di Don Silvio un po’ di amarezza per non riuscire a trovare qualcuno che si presti ad aiutarlo e con cui condividere impegni e fatiche nella gestione della parrocchia che, se un tempo, veniva vissuta come un luogo di ritrovo dove incontrare amici e conoscenti, ora viene frequentata solo in alcune occasioni dalla maggior parte dei fedeli. Intanto Don Silvio si arma di scopa e spazzolone e regolarmente effettua anche le pulizie, aiutato da un’unica signora che si presta a dargli una mano. Completamente diversa la situazione a Pietra Ligure, dove Don Luigi Fusta ha provveduto a far fronte alla mancanza del sacrestano volontario, assumendone uno mentre, per quanto riguarda le pulizie della chiesa non mancano i volontari. «Il sacrestano l’abbiamo assunto e messo in regola - ha esordito Don Fusta - per quanto riguarda i volontari che mi danno una mano ce ne sono davvero tanti». In questi giorni è stata inaugurata la mostra della visita del Papa a Savona. «Abbiamo una marea di persone - ha detto il parroco - che si è detta disposta a collaborare nell’arco della giornata». E per quanto riguarda la parrocchia di San Sebastiano nella frazione di Ranzi, la situazione è ancora più felice. «Ci sono tante persone volenterose che si offrono per dare una mano - ha proseguito Don Fusta - basta pensare che a Ranzi ci sono ben ventidue persone che si sono offerte di pulire la parrocchia. Così per non scontentare nessuno, non ho potuto fare altro che dividerli in turni, cinque la settimana. In questo modo riescono a dare tutti il loro contributo essendo preziosi per la parrocchia».
(Il SecoloXIX)
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