
Magre da sparire. La parola d'ordine è 'thin' e l'imperativo è 'think thin', pensare magro. Con tanto di slogan, tutti uguali, come "Ana is not a disease it' a lifestyle" ( Ana non è un disagio ma uno stile di vita). Le icone hollywoodiane a cui si votano si chiamano Kate Moss, Nicole Richie, Linsday Lohan. Icone di ossa ricoperte da sottilissima pelle. Non manca neppure il tributo ad honorem alle ultime modelle uccise dalla malattia. E il problema arriva anche in Facebook con un gruppo che si chiama " W l'anoressia" che nel network ha già sollevato molte polemiche.
E mentre le anoressiche si battono per riuscire ad entrare nelle taglie inferiori alla 36, l'anoressia arriva al cinema con un cortometraggio che si chiama "Male di Miele" del regista Marco Pozzi (autore di 20-Venti e di altri docu-film che sono approdati a Venezia e a Berlino) porterà sul grande schermo.
Il tema è drammatico e il rischio di trattare la materia in modo incompleto o troppo provocatorio è dietro l’angolo. Ma, ma assicura Pozzi: "Lo tratteremo con vivacità, perché dietro una personalità anoressica si nascondono una grande spiritualità e creatività. Non voglio parlare di anoressia alla Toscani, che con quel manifesto ha fatto parlare, con un’operazione di grande comunicazione, ma per il gusto di provocare. Io non avrò un occhio voyeuristico, non andrò a guardare l’osso, ma farò vedere allo spettatore come sta chi si ammala, che cosa pensa, come si sente". Le riprese cominceranno in aprile, con un budget di 500mila euro, un terzo del costo medio di un film, ma "quanto basta per un ottimo lavoro indipendente", precisa il regista, che sarà aiutato da Regione Lombardia e dalla Provincia di Milano e che intende proporre la pellicola a Locarno o a Venezia.
Il tema è drammatico e il rischio di trattare la materia in modo incompleto o troppo provocatorio è dietro l’angolo. Ma, ma assicura Pozzi: "Lo tratteremo con vivacità, perché dietro una personalità anoressica si nascondono una grande spiritualità e creatività. Non voglio parlare di anoressia alla Toscani, che con quel manifesto ha fatto parlare, con un’operazione di grande comunicazione, ma per il gusto di provocare. Io non avrò un occhio voyeuristico, non andrò a guardare l’osso, ma farò vedere allo spettatore come sta chi si ammala, che cosa pensa, come si sente". Le riprese cominceranno in aprile, con un budget di 500mila euro, un terzo del costo medio di un film, ma "quanto basta per un ottimo lavoro indipendente", precisa il regista, che sarà aiutato da Regione Lombardia e dalla Provincia di Milano e che intende proporre la pellicola a Locarno o a Venezia.
A me queste ragazze che inneggiano all'anoressia come uno stile di vita fanno solo tanta pena e tristezza... Perchè non si rendono conto di ciò che si stanno facendo, non si rendono conto che stanno percorrendo un vicolo cieco e che finiranno inevitabilmente per sbattere contro un muro quando l'anoressia avrà la meglio su di loro... E allora i vezzeggiativi cadranno e rimarrà solo la malattia... e dovranno lottare con le unghie e con i denti per risalire dall'abisso in cui sono precipitate...
RispondiEliminaLo dice una che c'è passata...